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Portogallo: premio al buon Governo

Vince e convince la coalizione guidata dal Primo Ministro uscente Costa. Il Paese resta a sinistra

Il Primo Ministro portoghese e leader del Partito Socialista António Costa incontra i sostenitori nell'ultimo giorno di campagna elettorale in vista delle elezioni generali del Portogallo, a Lisbona, 4 ottobre 2019. REUTERS/Jon Nazca
Il Primo Ministro portoghese e leader del Partito Socialista António Costa incontra i sostenitori nell'ultimo giorno di campagna elettorale in vista delle elezioni generali del Portogallo, a Lisbona, 4 ottobre 2019. REUTERS/Jon Nazca

“Possiamo trarre due conclusioni politiche. La prima è che il Portogallo vuole un nuovo Partito Socialista in grado di governare stabilmente. La seconda è che i portoghesi hanno apprezzato la soluzione precedente. I portoghesi l'hanno veramente apprezzata e intendono continuare con questa formula politica.” Le parole di António Costa all’indomani della vittoria, senza maggioranza assoluta, alle elezioni politiche raccontano in maniera particolareggiata il quadro venutosi a formare dopo il voto.

Il Partito Socialista vince, ma necessiterà ancora una volta dell’appoggio del Partito Comunista e del Blocco di Sinistra — BE, Bloco de Esquerda —per poter governare. Con il 36,7%, la formazione di Costa supera di quasi 10 punti il Partito Socialdemocratico di destra, fermo al 27,9% e in caduta di circa 5 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2015. Al terzo posto si piazza BE con il 9,7%, davanti alla Coalizione Unitaria Democratica (6,5%) formata dal Partito Comunista e dal Partito Ecologista.

Il Portogallo ha superato la crisi della fine degli anni 2000, dando nuovo slancio all’economia locale sfruttando le opportunità a livello europeo, allontanandosi gradualmente dalle politiche di austerità. Da prima lettera dei PIGS (sfortunato acronimo coniato per identificare i Paesi in crisi economica, ovvero Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), negli ultimi sette anni la nazione più a ovest del continente europeo ha ridotto il deficit pubblico fino ad arrivare allo 0,5% del Pil.

Il lavoro svolto dagli ultimi due esecutivi ha portato a un’ottimizzazione della spesa, che si è rivolta alla classe meno abbiente, senza dimenticare quella media. Per quanto la pressione fiscale è cresciuta fino a superare il 35%, l’attrazione di investimenti internazionali e l’allargamento del settore tecnologico hanno aiutato il Portogallo a uscire dalla crisi. Il futuro del Paese dipenderà molto dalle capacità di Costa nel saper mediare tra le diverse anime che sostengono il suo Governo, insieme ai dati economici dell’Unione Europea, alla quale Lisbona è estremamente legata.

@melonimatteo

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