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HOPE, dall’Iran una speranza per il Golfo

L’iniziativa di Teheran, Hormuz Peace Endeavor, segna il nuovo tentativo della Repubblica Islamica di riavvicinamento alla comunità internazionale

Bambini posano per una fotografia a Teheran, Iran, 19 ottobre 2019. Nazanin Tabatabaee/WANA (West News News Agency) tramite REUTERS
Bambini posano per una fotografia a Teheran, Iran, 19 ottobre 2019. Nazanin Tabatabaee/WANA (West News News Agency) tramite REUTERS

C’è una speranza di pace per il Paesi del Golfo? È possibile trovare una soluzione all’impasse creatasi in seguito all’abbandono degli Stati Uniti dell’accordo sul nucleare, il JCPoA, e alle tensioni relative al passaggio delle navi petrolifere? Proprio nel giorno in cui Washington e le 6 nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo — Gulf Cooperation Council, GCC — impongono nuove sanzioni a 25 entità tra banche, aziende e soggetti legati al network che supporta gruppi militanti vicini all’Iran — su tutti, Hezbollah —, il Ministro degli Esteri Javad Zarif, tra i protagonisti della storica sottoscrizione del 2015, rilancia il progetto HOPE, presentato dal Presidente Hassan Rouhani a New York nel mese di settembre, nel corso dell’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

HOPE, speranza, è l’acronimo di Hormuz Peace Endeavor, un tentativo di pace per uno stretto vitale all’economia dei Paesi dell’area e per il mondo intero. Lo stesso Zarif ha spiegato che il progetto prevederebbe libertà di navigazione, finalizzato alla sicurezza energetica, basato sui principi della non aggressione e della non intrusione. Per il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica, il passaggio dovrebbe essere consentito alle imbarcazioni delle nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo — Oman, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Arabia Saudita, principale avversaria dell’Iran per via delle numerose tensioni avvenute negli ultimi anni —, così come all’Iraq, allo Yemen e alle realtà che dipendono economicamente dallo stretto.

A margine dell’incontro tenutosi a Doha del principale gruppo di lavoro della Munich Security Conference, Zarif cerca di dare nuova linfa al progetto Hormuz Peace Endeavor, specificando che è necessario rafforzare la reciproca fiducia tra i Paesi che parteciperebbero al progetto, parlando dello stretto di Hormuz come di “un elemento comune tra le nazioni del Golfo, che porta a un interesse condiviso tra gli Stati”. Sul tavolo della diplomazia internazionale rimangono aperti numerosi dossier per la regione del Vicino e Medio Oriente, ma finché non si ristabiliranno relazioni positive tra Iran e Stati Uniti, è difficile un miglioramento del clima, nonostante i ripetuti tentativi di Teheran di uscire dall’isolamento nel quale si ritrova dall’addio sancito da Trump per il JCPoA.

@melonimatteo

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