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La Repubblica Popolare Cinese compie 70 anni

Dal declino imperiale e la povertà assoluta al successo economico e al rinnovato spirito multilaterale: la Cina vive uno dei momenti di massimo splendore della sua storia recente, tra il caos Hong Kong e l’innovazione tecnologica

I soldati dell'Esercito Popolare di Liberazione in formazione vicino a Piazza Tiananmen prima della parata militare in occasione del settantesimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese, in occasione della sua giornata nazionale a Pechino, Cina, 1 ottobre 2019. REUTERS/Jason Lee
I soldati dell'Esercito Popolare di Liberazione in formazione vicino a Piazza Tiananmen prima della parata militare in occasione del settantesimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese, in occasione della sua giornata nazionale a Pechino, Cina, 1 ottobre 2019. REUTERS/Jason Lee

“La Cina proseguirà sulla strada dello sviluppo pacifico, continueremo a lavorare con i popoli di tutte le nazioni e spingeremo per la costruzione di una comunità che abbia un futuro condiviso per tutta l’umanità.” Le parole di Xi Jinping nel corso delle celebrazioni del 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese sono rivolte non solo alla Cina e ai suoi abitanti, ma al mondo intero. Il rinnovato spirito multilaterale, ribadito nel corso degli ultimi anni in tutte le sedi internazionali, è significativo e va, in qualche maniera, a impattare sullo sviluppo dell’approccio bilaterale verso la politica estera intrapreso dagli Stati Uniti di Donald Trump.

Pechino, oggi più che mai e in futuro sempre di più, rappresenta il principale contraltare al potere di Washington. Le tensioni commerciali (e politiche) tra i due giganti sono espressione delle dinamiche della comunità internazionale, nella quale la Cina sta acquisendo un rilievo dirompente. Dalla questione Huawei/5G passando per la Belt and Road Initiative (la Via della Seta), Pechino ha dimostrato al mondo intero capacità di resilienza e di superamento delle difficoltà, alcune anche estreme come la massa di poveri che, dagli anni ’80 a oggi, è diminuita di 700 milioni.

Proprio nei giorni delle celebrazioni del settantesimo della fondazione della Repubblica, la Cina deve fare i conti col suo passato coloniale, con la popolazione di Hong Kong da anni in fermento, e in contrasto, con le autorità cinesi. La ribattezzata “rivoluzione degli ombrelli” prosegue in qualche modo con le proteste relative alla ormai ritirata legge sull’estradizione verso la Cina. Ciononostante, le proteste continuano e nelle scorse ore un manifestante è stato colpito al petto dalle forze dell’ordine. I cittadini dell’ex colonia britannica, allo slogan di “lutto nazionale” riferendosi al 70° anniversario, non intendono ritirarsi, con la conseguente chiusura delle stazioni della metro, dei centri commerciali e di altre strutture istituzionali.

Parlando di Hong Kong e Macao, Xi ha affermato in piazza Tienanmen che il Governo andrà avanti verso il completamento dell’unificazione, promettendo “prosperità e stabilità” per le due ex colonie. Secondo Xi, la riunificazione dev’essere “pacifica”. Riferendosi a Taiwan, il Presidente cinese ha intenzione di promuovere “lo sviluppo pacifico delle relazioni intrastretto”. Da Taipei fanno sapere che non accetteranno mai la formula “una nazione, due sistemi” e condannano i 70 anni della Repubblica: “quella cinese è una dittatura. La Repubblica Popolare è un ostacolo alla pace e ricerca costantemente l’espansione militare”. 

@melonimatteo

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