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Il Brasile in piazza contro Bolsonaro

Si tratta del primo sciopero da quando Bolsonaro è Presidente. I lavoratori protestano contro l’aumento dell’età pensionabile e contro l’economia che non riparte

I manifestanti si scontrano con la polizia antisommossa durante lo sciopero generale contro il piano pensionistico del Governo e i tagli alla spesa federale per l'istruzione superiore pianificata dal Governo di destra del Presidente brasiliano Jair Bolsonaro a San Paolo, Brasile, 14 giugno 2019. REUTERS/Nacho Doce
I manifestanti si scontrano con la polizia antisommossa durante lo sciopero generale contro il piano pensionistico del Governo e i tagli alla spesa federale per l'istruzione superiore pianificata dal Governo di destra del Presidente brasiliano Jair Bolsonaro a San Paolo, Brasile, 14 giugno 2019. REUTERS/Nacho Doce

In Brasile i sindacati hanno indetto uno sciopero nazionale per protestare principalmente contro la riforma delle pensioni, voluta dal Governo e presentata al Congresso – l’organo legislativo – per l’approvazione. Gli scioperi generali non sono molto frequenti in Brasile: si tratta infatti del primo dal 2017 e il primo in assoluto da quando Jair Bolsonaro ha assunto l’incarico di Presidente, lo scorso 1° gennaio. In questi mesi Bolsonaro è stato comunque contestato, ad esempio dalle donne e dalle comunità indigene.

I sindacati protestano innanzitutto contro la riforma del sistema pensionistico, che alzerà l’età pensionabile a 65 anni per gli uomini e a 62 per le donne. Attualmente, un cittadino brasiliano può andare in pensione con alle spalle 30 o 35 anni di contributi: spesso, cioè, a 50 o a 55 anni di età. I sindacati sostengono che la riforma penalizzerà i lavoratori più poveri, che di solito iniziano a lavorare particolarmente presto. L’amministrazione Bolsonaro ritiene invece che la riforma permetterà allo Stato di risparmiare circa 210 miliardi di euro in dieci anni, che verrebbero utilizzati per cercare di far ripartire l’economia – la più grande dell’America Latina –, non ancora ripresasi del tutto dalla recessione del 2015-2016.

Riforma delle pensioni a parte, molti brasiliani protestano anche contro i tagli all’istruzione – giustificati dal Governo con la necessità di fare ordine nel bilancio pubblico – e con l’aumento del tasso di disoccupazione: è al 13% circa, mentre il numero di posti di lavoro creati è al di sotto delle aspettative.

A scioperare, infine, sono anche gli impiegati della compagnia petrolifera statale Petrobras, che si oppongono alla possibilità – evocata da Bolsonaro – di una privatizzazione dell’azienda. 

@marcodellaguzzo

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