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Spagna: habemus maggioranza

A Madrid siamo vicinissimi a un accordo. Riparte il motore spagnolo

Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez al summit dei leader dell'Unione Europea a Bruxelles, Belgio, 2 luglio 2019. REUTERS/Piroschka Van De Wouw
Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez al summit dei leader dell'Unione Europea a Bruxelles, Belgio, 2 luglio 2019. REUTERS/Piroschka Van De Wouw

La Spagna, dopo mesi di stallo, sembra essere a una svolta. Da aprile, il Paese iberico è senza un Governo, dopo che per settimane le trattative tra il partito vincitore delle elezioni, il PSOE del premier Pedro Sánchez, e la sinistra di UP, non hanno portato risultati.

Venerdì il leader di Unidas Podemos, Pablo Iglesias, ha accettato la condizione imposta da Sánchez, cioè di non fare parte lui stesso, troppo vicino agli indipendentisti catalani, del nuovo Governo e ha annunciato, a sorpresa, il suo ritiro.

I Socialisti hanno 123 seggi in parlamento, contro i 66 dei Popolari di Pablo Casado, secondo partito. La destra esclude qualsiasi collaborazione con il partito del premier (anche un'eventuale astensione tecnica) così la sinistra è condannata a trovare un'intesa. La lista a cui appartiene Podemos ha 42 seggi e Sánchez può sperare nella maggioranza, con l’appoggio dei nazionalisti baschi e di alcuni indipendenti.

Rimane pochissimo tempo, domani è previsto un primo voto di fiducia, in cui Sánchez avrà bisogno della maggioranza assoluta di 176 seggi. Se non dovesse riuscire, giovedì ci sarà una seconda votazione, in cui sarà sufficiente la maggioranza relativa (più sì che no).

Iglesias proverà a scambiare il suo passo indietro con dei Ministeri importanti. Sanchez, che inizialmente si opponeva, la scorsa settimana ha aperto alla possibilità di cedere alcuni dicasteri.

Oggi inizia il dibattito parlamentare e sia Sánchez sia Iglesias dovranno spiegare le loro posizioni rispetto al voto di domani. Anche se il nodo delle poltrone potrebbe essere difficile da sciogliere, i messaggi che entrambi i partiti trasmettono indicano che l'accordo potrebbe essere vicino.

Una grande differenza tra i negoziati a cui siamo abituati in Italia e questi spagnoli è nel rapporto tempo/risultati. Con maggioranze così risicate, i nostri tempi per la formazione di un Governo sono normalmente più brevi, ma poi anche la durata è incerta e comunque non lunghissima. Al contrario, a Madrid i tempi del negoziato possono essere infiniti, ma poi le intese durano, spesso anche con Governi di minoranza, che devono cercare i voti sui singoli provvedimenti. Dimostrando un senso dello Stato che speriamo di ritrovare anche a Roma, prima o poi.

@GiuScognamiglio

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