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Sudan, al-Bashir incriminato per corruzione

Bashir ammette di aver ricevuto denaro anche da Mohammed bin Salman. Militari e civili si sono accordati per formare un Governo, ma la democrazia è un obiettivo difficile

L'ex Presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir siede in tribunale per affrontare le accuse di corruzione, a Khartum, Sudan, 31 agosto 2019. REUTERS/Mohamed Nureldin Abdallah
L'ex Presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir siede in tribunale per affrontare le accuse di corruzione, a Khartum, Sudan, 31 agosto 2019. REUTERS/Mohamed Nureldin Abdallah

L’ex-Presidente del Sudan Omar al-Bashir è stato formalmente incriminato per corruzione e per possesso illecito di valuta straniera. Interrogato in tribunale, Bashir ha ammesso di aver ricevuto 25 milioni di dollari dal principe saudita Mohammed bin Salman, più altre somme da altre fonti, ma ha aggiunto di non aver usato quel denaro per beneficio personale. Bashir dovrà anche rispondere delle accuse di repressione violenta dei manifestanti, oltre a essere ricercato dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nel Darfur.

Bashir era stato deposto e arrestato lo scorso aprile e la guida del Paese era passata nelle mani dell’esercito. A quel punto si era aperta una nuova fase di crisi – con ulteriori scontri e decine di morti – che ha visto contrapporsi i civili, che chiedevano una svolta democratica, e i militari, riluttanti a cedere o a condividere il potere. Dopo mesi di proteste e negoziati, le due parti hanno infine raggiunto un accordo, formalizzato il 17 agosto, che prevede la formazione di un Consiglio – composto sia da militari che da civili – che governerà il Sudan per tre anni, fino a nuove elezioni.

Gli esperti invitano però a contenere gli entusiasmi, perché la pace e la transizione democratica non sono obiettivi facile da realizzare: il Paese è appena uscito da un regime autoritario durato trent’anni, il controllo militare sulla società è ancora molto esteso e la situazione economica è critica. Bisogna considerare inoltre l’ingerenza esterna dell’Arabia Saudita, che ha cercato di inserirsi negli sviluppi politici immediatamente successivi al rovesciamento di Bashir con l’obiettivo di garantirsi l’amicizia del nuovo regime, in funzione anti-Iran. 

@marcodellaguzzo

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