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Libia, Trump scheggia impazzita appoggia Haftar

La mossa di Trump mette a rischio la nostra sicurezza (altro che Nato!) e va contro le Nazioni Unite. Il Paese intanto è sull’orlo della guerra civile

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. REUTERS/Carlos Barria
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. REUTERS/Carlos Barria

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato il suo appoggio a Khalifa Haftar, il generale che due settimane fa ha lanciato un’offensiva su Tripoli, la capitale della Libia e sede del Governo riconosciuto di Fayez al-Serraj.

La Casa Bianca ha confermato che, all’inizio di questa settimana, Trump ha avuto una conversazione telefonica con Haftar, durante la quale – recita il comunicato – “ha riconosciuto il ruolo significativo del feldmaresciallo Haftar nel contrasto al terrorismo e nella messa in sicurezza delle risorse petrolifere della Libia.”

La mossa di Trump rappresenta un capovolgimento della posizione americana nei confronti della Libia, che sembrava guidata in realtà da un sostanziale disinteresse. Il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva però condannato l’avanzata militare di Haftar verso Tripoli e invitato i due leader libici a interrompere gli scontri e a fare piuttosto ritorno ai negoziati che – sotto la mediazione delle Nazioni Unite – dovrebbero portare il Paese a nuove elezioni.

Tuttavia, venerdì scorso gli Stati Uniti – e anche la Russia, sostenitrice di Haftar – si sono rifiutati di appoggiare una risoluzione dell’Onu per chiedere il cessate il fuoco in Libia. Il Paese è nel caos, e la guerra civile sembra essere prossima: finora gli scontri hanno causato la morte di circa 200 persone.

Perché Trump adesso appoggia Haftar?

Fornendo il proprio appoggio ad Haftar, Trump spera forse di evitare che la situazione in Libia precipiti ulteriormente: il generale viene solitamente indicato come “l’uomo forte” e Trump potrebbe aver visto in lui una figura in grado di portare stabilità, anche se non è affatto certo che ne sia in grado.

Nel comunicato della Casa Bianca si parla esplicitamente di risorse petrolifere, e forse proprio queste – anche meglio della lotta al terrorismo – potrebbero spiegare la decisione di Trump. Sappiamo infatti che il Presidente desidera che il petrolio abbia prezzi bassi, e per questo ha attaccato molte volte l’Opec, che al contrario ha scelto di tagliare la produzione di concerto con la Russia.

Il taglio di Opec e Russia, più la crisi del Venezuela e le sanzioni all’Iran, hanno ristretto l’offerta di greggio sul mercato e causato un aumento dei prezzi. La guerra civile libica porterebbe a un ulteriore riduzione dei barili, e quindi a prezzi più alti. Trump vuole evitarlo, anche se questo significa andare contro le Nazioni Unite.

@marcodellaguzzo

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