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Tunisia: democrazia alla prova

È il primo voto dopo quello che ha inaugurato la democrazia in Tunisia. Risultato frammentato, in attesa del ballottaggio

Una donna legge la sua scheda elettorale in un seggio elettorale durante le elezioni parlamentari, a Tunisi, Tunisia, 6 ottobre 2019. REUTERS/Zoubeir Souissi
Una donna legge la sua scheda elettorale in un seggio elettorale durante le elezioni parlamentari, a Tunisi, Tunisia, 6 ottobre 2019. REUTERS/Zoubeir Souissi

La Tunisia ieri è tornata alle urne. Il Paese è stato chiamato a eleggere i propri rappresentanti all'Assemblea popolare, nella seconda votazione dalla rivoluzione del 2011. L'elezione dei 217 membri del Parlamento arriva a tre settimane dal primo turno delle presidenziali, che ha visto due veri e propri outsider raccogliere la maggioranza dei consensi.

La vittoria del professore ultraconservatore Kais Saied e del populista Nabil Karoui (attualmente in carcere con un’accusa di riciclaggio, frode finanziaria e corruzione) mette in evidenza la sfiducia dei tunisini nei confronti dell'establishment

Durante la campagna elettorale, la coalizione formata da Nidaa Tounes ed Ennahdha, che ha retto il Governo di unità nazionale dal 2014, è stata oggetto di critiche pesantissime soprattutto per aver fallito nell'affrontare i problemi economici che affliggono da anni il Paese, in primis la disoccupazione, che nelle zone interne supera il 30%.

Oggi Ennahda, il grande partito islamista moderato, ha puntato molto sull’alleanza con il conservatore Kais Saied, al quale ha offerto il proprio sostegno per il ballottaggio del 13 ottobre.

Dall’altra parte Qalb Tounes, il partito del concorrente candidato presidenziale Nabil Karoui (da alcuni soprannominato il Berlusconi tunisino), si è rivolto invece alle fasce più deboli. Le iniziative filantropiche del magnate dei media, trasmesse sul suo canale televisivo Nessma, gli hanno garantito un grande seguito in tutto il Paese. 

Dalla rivoluzione, la Tunisia ha adottato un sistema costituzionale misto, in cui il ruolo del Presidente si dovrebbe concentrare soprattutto negli affari esteri e nella difesa. Anche questo sistema è oggi sotto accusa, dopo che i dissapori tra il defunto Presidente Beji Caid Essebsi e il Primo Ministro Youssef Chahed (nominato dal Parlamento) hanno causato, in diverse situazioni, un vero e proprio stallo politico.

Stallo che si potrebbe presentare anche nella formazione del prossimo Governo, dato che l’attuale sistema proporzionale rende improbabile che una singola formazione possa ottenere da sola 109 seggi, e che si presentano alle elezioni 1.592 liste (di cui 10 in tutti i territori).

L’eredità della primavera araba è un’eredità pesante, che non riguarda solo i Tunisini, ma l’intero Nordafrica e anche noi Europei, che dovremmo sostenere meglio e con maggiori risorse la transizione democratica della Tunisia. Sarebbe un peccato imperdonabile se la governance democratica dovesse naufragare per motivi economici.

@GiuScognamiglio

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