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Trump prima luce verde a Erdogan, poi lo colpisce

Dazi sui prodotti dalla Turchia e sanzioni a tre Ministri del Governo Akp. Erdogan: liberati dai terroristi 1000 km2

Un uomo sventola una bandiera siriana dell'opposizione mentre si trova in cima a un condominio nella città turca di confine di Akcakale, nella provincia di Sanliurfa, Turchia, 13 ottobre. REUTERS/Murad Sezer
Un uomo sventola una bandiera siriana dell'opposizione mentre si trova in cima a un condominio nella città turca di confine di Akcakale, nella provincia di Sanliurfa, Turchia, 13 ottobre. REUTERS/Murad Sezer

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sanzioni a 360° sulla Turchia: dall’aumento dei dazi sui prodotti di Ankara alle limitazioni per i membri dell’esecutivo di Recep Tayyip Erdoğan, la mossa statunitense tenta di far desistere il leader dell’Akp dalle sue ambizioni in Siria, che hanno visto coinvolta la popolazione curda della regione a est del fiume Eufrate. Il Governo di Washington ha pianificato un aumento del 50% delle tariffe sull’acciaio turco, lo stop alla negoziazione di un accordo commerciale che Trump ha quantificato sui 100 miliardi di dollari e le sanzioni ai Ministri turchi della Difesa, degli interni e dell’energia.

L’offensiva turca nel nord-est siriano prosegue. Durante un discorso trasmesso in diretta tv da Baku, Erdogan, in visita in Azerbaigian, ha dichiarato che l’operazione andrà avanti finché gli obiettivi non saranno raggiunti. Erdogan ha informato la stampa sull’evoluzione dell’operazione, che ha “salvato dall’occupazione dei terroristi mille chilometri quadrati di territorio.” Il Presidente turco ha inoltre spiegato che l’esercito sta creando una zona di sicurezza nella quale “verranno riportati i profughi siriani.” Secondo le parole di Erdogan, ci saranno due fasi di rimpatrio che vedranno ciascuna 1 milione di persone fare ritorno nel Paese d’origine.

Contrari all’iniziativa militare unilaterale di Ankara i partner Nato e la Russia. Il Segretario Generale Jens Stoltenberg si è detto “preoccupato per le conseguenze relative alla lotta all’Isis”, che ha visto partecipi le forze curde combattute da Erdogan. Preoccupazione che giunge anche da Mosca, dove l’inviato di Vladimir Putin per la Siria, Alexander Lavrentiev, ha definito “inaccettabile” l’offensiva militare della Turchia. Lavrentiev ha criticato la scelta del leader dell’Akp nell’agire senza averne discusso prima con il Governo moscovita.

L’operazione voluta dal Presidente turco ha cambiato gli assetti delle alleanze, con le Forze Democratiche Siriane (appoggiate dagli Stati Uniti nel corso della guerra a Daesh) che hanno raggiunto un accordo con Bashar al-Assad. Fonti russe, intanto, certificano che le forze siriane hanno il pieno controllo della città di Manbij e dei dintorni. Manbij dista circa 60 chilometri da Kobane, località simbolica per i curdi e obiettivo dell’esercito turco. La Russia ha aiutato le forze siriane e quelle curde a negoziare l’accordo, grazie al quale l’esercito di Assad ha potuto riprendere una parte del territorio perso nel corso del conflitto.

@melonimatteo

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