Orbán fuori dal Ppe

I valori di Orbán non sono compatibili con quelli della tradizione popolare europea

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán lascia il palco dopo aver pronunciato il suo discorso annuale alla nazione a Budapest, Ungheria, 10 febbraio 2019. REUTERS/Bernadett Szabo
Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán lascia il palco dopo aver pronunciato il suo discorso annuale alla nazione a Budapest, Ungheria, 10 febbraio 2019. REUTERS/Bernadett Szabo

Il partito nazionalista Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán dal prossimo 20 marzo potrebbe essere ufficialmente escluso dal Ppe. Una fronda di una dozzina di partiti (soprattutto nordeuropei) ha chiesto di avviare le pratiche per il suo allontanamento dalla famiglia europea del centrodestra.

I rapporti tra il Ppe e Orbán sono tesi da tempo, ma il nuovo casus belli è arrivato con un manifesto di Fidesz che mostra il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e George Soros insieme con la scritta “Avete il diritto di sapere cosa sta tramando Bruxelles”.

«La nostra è una grande famiglia in cui possono esserci disaccordi, ma c’è un limite e Orbán lo ha superato», ha dichiarato il Presidente del Ppe Joseph Daul.

Il candidato dei Popolari alla presidenza della Commissione Europea, Manfred Weber, ha cercato fino all’ultimo di mediare con il leader ungherese, ma Orbán ha scelto di andare allo scontro, non tornando sui suoi passi.

«Preferirei riformare il Ppe affinché le forze anti-immigrazione come noi abbiano tutto il loro spazio, ma se dovremo prendere un’altra strada, la Polonia è la nostra prima scelta» ha dichiarato Orbán in un’intervista, accennando alla possibilità di un’alleanza alternativa con il partito nazionalista polacco Pis, che a Strasburgo è uno dei pilastri del gruppo Conservatori e Riformisti.

Dunque il dado è tratto, o quasi. L’assemblea del 20 marzo sarà un test importante per capire il peso delle diverse correnti nella grande famiglia del centrodestra europeo

Due considerazioni: la prima si riferisce ai guardiani dei valori. Per fortuna che ci sono i nordici, che hanno un sussulto di orgoglio valoriale e pongono un paletto agli eccessi orbaniani. La seconda è sulle famiglie politiche: quando sarà chiaro chi sta con gli euroscettici e chi con gli europeisti, potremo anche sperare che il risultato elettorale porti maggiore consistenza nelle politiche, perché frutto di schemi più coesi e coerenti.

@GiuScognamiglio

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