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La pagella di Pechino

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Le quarantene, le vendite online e la diplomazia ai tempi del coronavirus. Il veto di Pechino sull’esclusione di Taiwan dall’Oms

La pagella di Pechino ai tempi del coronavirus

La diplomazia cinese ai tempi dell’epidemia 

L’epidemia causata dal nuovo coronavirus emerso a Wuhan, capoluogo della provincia dello Hubei, sta anche mostrando quali sono i partner commerciali cinesi che meno possono permettersi di agire senza l’approvazione di Pechino, anche quando ne vanno di mezzo decisioni che possono incidere sulla salute pubblica. Così, mentre l’Italia si è affrettata (forse anche troppo) a tagliare i collegamenti aerei con la Cina, Hong Kong e Taiwan, senza aver bisogno di ascoltare le proteste del Governo cinese, il Pakistan ha dovuto far marcia indietro su una simile decisione. Il 31 gennaio, Karachi annunciava di sospendere i voli da e per la Cina: dopo le proteste di Pechino, ecco che il 3 febbraio i collegamenti aerei sono stati fatti riprendere. La Cina è il principale alleato diplomatico del Pakistan, nonché l’investitore numero uno del Paese e il primo per forniture di armi. Il Pakistan da tempo usa la sua stretta alleanza con la Cina come controbilancia nei confronti di Nuova Delhi – ma quest’amicizia prevede dunque che non vi siano interruzioni negli scambi che la Cina non apprezzi. Ancor più caloroso è stato il comportamento della Cambogia, una nazione che è quasi interamente dipendente dal gigante asiatico. Invece di annunciare di voler limitare i contatti diretti aerei o navali, il Primo Ministro cambogiano, Hun Sen, è salito su un aereo per andare a rendere visita al Presidente cinese Xi Jinping. Durante una conferenza stampa si è perfino arrabbiato con i giornalisti che indossavano una mascherina chirurgica. Il commercio fra la Cina e la Cambogia lo scorso anno è stato di 5.6 miliardi, facendo del Paese il principale partner commerciale della Cambogia. Per non parlare del più del 20% della costa cambogiana, che è stata ceduta alla Cina per 99 anni. Difficile per Phnom Penh dunque chiudere la porta a Pechino.

Voto: 8 a Pechino, per la sua autorevole diplomazia da grande potenza del terzo millennio

Rimpasto nel nome di Xi

L’epidemia di coronavirus fa anche vittime politiche, con un rimpasto significativo che porta alla ribalta alcuni fedelissimi del Presidente cinese Xi Jinping noti per la loro intransigenza politica, proprio nello Hubei dove è originato il virus. Il Segretario di Partito è stato sostituito con l’ex sindaco di Shanghai, Yin Yong, mentre il Segretario di Partito della città di Wuhan è stato “purgato” e sostituito con Wang Zhonglin, entrambi considerati “pesi massimi” della cerchia privata del Presidente. Anche a Hong Kong, Xi Jinping ha deciso di cambiare i vertici, nominando Xia Baolong a direttore dell’Ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao e Luo Huining, resosi noto durante la campagna anti-corruzione, come maggiore rappresentante di Pechino a Hong Kong. Xia, in passato consigliere di Xi, è conosciuto per essere un deciso esponente della linea dura, e per aver portato avanti una campagna contro la religione nel 2014-2015 nella provincia del Zhejiang, di cui era il Segretario di Partito, demolendo chiese e distruggendo le croci nei distretti cristiani del Zhejiang. Si tratta di sostituzioni decisive proprio nei luoghi che hanno dato maggiori grattacapi – l’Hubei con l’epidemia, e Hong Kong con le proteste pro-democrazia – e ribadiscono il pugno forte di Xi Jinping, che conferma di volere affrontare le difficoltà imponendo maggiori controlli e repressione.

Voto: 3 a Xi. Controlli invadenti e repressione sono inaccettabili nel terzo millennio

Le quarantene portano al boom delle vendite online 

Mentre decine di milioni di persone si ritrovano chiuse in casa costrette a quarantene preventive per cercare di bloccare il diffondersi del coronavirus, le vendite online e le ordinazioni a domicilio hanno conosciuto un boom senza precedenti. È l’unica nota positiva in un periodo economicamente disastroso per la Cina: molte fabbriche sono rimaste chiuse o hanno ripreso solo parzialmente le attività dopo la sosta per il Capodanno cinese. Molti negozi, ristoranti e centri commerciali restano chiusi, ma le piattaforme per le ordinazioni online hanno visto aumentare il loro giro d’affari in modo esponenziale. L’abitudine di consumare fuori i pasti in ristorantini a buon mercato ha dovuto essere interrotta, e anche chi non faceva consegne a domicilio ha ora messo in piedi sistemi di pony per continuare a lavorare, e recapitare pasti caldi – aggiungendo nello scontrino anche la temperatura corporea del cuoco, di chi ha impacchettato il pasto e di chi lo consegna.

Voto: 8 alla società cinese, per la capacità organizzativa mostrata in condizioni difficilissime

Criticata l’esclusione di Taipei dall’Oms

Da quando la crisi sanitaria legata all’epidemia di coronavirus è iniziata, è tornata alla ribalta la questione dell’esclusione di Taiwan dall’Organizzazione mondiale della sanità, per veto di Pechino. Nel 2003, con l’epidemia di SARS, Taipei era ammessa come osservatore, garantendo che i 24 milioni di cittadini taiwanesi fossero sotto ombrello Oms pur in mancanza di riconoscimento formale dell’entità politica ritenuta illegittima dalla Cina. Taiwan è stata espulsa dalle Nazioni Unite nel 1971, quando la Cina vi è stata ammessa, e da allora non ha accesso a nessuna agenzia onusiana. Con il peggiorare delle relazioni fra Pechino e Taipei, da quando è stata eletta a Presidente dell’isola Tsai Ing-wen nel 2016, per essere rieletta quest’anno, la posizione di Pechino si è fatta però intransigente.

Voto: 3 a Pechino. È assurdo quest’atteggiamento persecutorio nei confronti di Taiwan. Il gigante cinese deve trovare una soluzione politica

@IlariaMariaSala

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di marzo/aprile di eastwest.

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