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La polveriera Gujarat campanello d’allarme per il neoliberismo del Bjp

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Nella giornata di ieri a Surat, capitale della lavorazione dei diamanti in India e roccaforte della sottocasta dei Patel in Gujarat, è andata in scena una protesta eccezionale e irrituale ai danni del presidente del Bharatiya Janata Party (Bjp) Amith Shah, braccio destro del premier Narendra Modi ed ex ministro del governo gujarati proprio durante l’amministrazione Modi nello stato. Un banale comizio in preparazione alle prossime elezioni locali previste per il prossimo anno si è trasformato in una contestazione violenta contro le alte cariche del Bjp presenti. Condotta dai Patel, dei quali avevamo già parlato, e che da zoccolo duro del voto conservatore nazionalista ora sembrano irrimediabilmente in rotta con la dottrina Modi.

Potranno sembrare piccole beghe locali, ma la storia recente delle manifestazioni dei Patel rischia di diventare paradigma di un dissenso diffuso e variegato che gli strateghi del Bjp pare non riescano a gestire.

Facciamo qualche passo indietro e torniamo a oltre un anno fa, quando inaspettatamente esplose la cosiddetta «Rivolta dei Patel», una sottocasta relativamente benestante che però lamentava difficoltà di inserimento nel lavoro statale e nelle università, soffrendo la «discriminazione» di non far parte dei gruppi meritevoli di posti riservati (le «reservations»). La protesta, guidata dal giovane Hardik Patel, per alcune settimane ha tenuto in scacco le forze dell’ordine e la politica locale, spingendo per l’inserimento dei Patel nelle liste delle «caste svantaggiate», poiché i Patel, come gruppo castale, sì stavano meglio degli altri, ma non abbastanza per fare quel salto nella upper class sbandierato da Modi come imminente nel suo programma neoliberista che per primo sperimentò proprio in Gujarat.

Lo scontro si risolse con un nulla di fatto per i Patel e una serie di arresti per sedare la rivolta. Finì in manette lo stesso Hardik, che nel frattempo era diventato il simbolo di una generazione di giovani benestanti che volevano di più e incolpavano il governo di bloccarli. I Patel, all’epoca, promisero battaglia e una resa dei conti alle prossime elezioni. Che, ora, sono dietro l’angolo.

Torniamo a giovedì 9 settembre 2016, aiutandoci con la cronaca dell’Indian Express. Un gruppo di businessmen, unito nella Patidar Abhivadan Samiti (Pas), ha organizzato un comizio per lanciare le candidature del Bjp alle prossime elezioni statali alla presenza del nuovo chief minister Vijay Rupani (che ha sostituito Anandiben Patel, «punita» per la pessima gestione delle proteste Patel e dei dalit) e dello stesso Amit Shah.

Il quotidiano indiano racconta di un clima inizialmente molto teso che, nel giro di minuti, si è trasformato in «pandemonio», con i politici contestati costretti a finire in fretta e furia i loro discorsi e i una guerra di cori emblematica: mentre dal palco si incitava la folla a urlare «Bharat Mata Ki Jai» (viva Madre India, la parola d’ordine del nazionalismo conservatore hindu), la folla sotto il palco rispondeva con «Hardik! Hardik!», riferimento al leader della protesta attualmente ai domiciliari. Sono volati anche gli insulti e i membri del partito locale fondato dallo stesso Hardik, il Patidar Anamat Andolan Samiti (Paas), alla notizia che un altro dei loro leader era stato bloccato dalla polizia e portato in questura hanno iniziato a lanciare sedie in direzione del palco.

La polizia è intervenuta e ha arrestato quindici persone, generando altre proteste in Gujarat (Indian Express parla di «autobus dati alle fiamme» nella regione del Saurashtra).

Quello che ci interessa è il dato politico, che dovrebbe allarmare non poco i piani alti del Bjp. La base elettorale dei Patel – molto influente e facoltosa – appare irrimediabilmente spaccata e va ad aggiungersi alle proteste di portata storica dei dalit nello stato. Tutta gente che, tra pochi mesi, si recherà alle urne ed eleggerà i propri rappresentati locali. Difficilmente saranno del Bjp.

Perdere il Gujarat, seppur in elezioni locali, sarebbe simbolicamente un disastro, dando adito ad equazioni di «fine del modismo» sancita proprio lì dove tutto inizio: il Gujarat modello del neoliberismo in salsa conservatrice, l’esempio virtuoso promosso da Modi e Shah per convincere il resto del paese della bontà dei propri programmi.

Un modello che in questi mesi si sta disgregando senza che nessuno nel Bjp, in apparenza, sappia cosa fare e come farlo.

 

@majunteo

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