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La presunta impermeabilità della borsa indiana

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Quando l’8 luglio le borse mondiali sono impazzite trascinate dal crollo della borsa cinese, anche le azioni quotate sul mercato indiano sono precipitate al ribasso, in tendenza col resto del mercato internazionale. Ma il panico degli investitori indiani, secondo alcuni analisti, sarebbe stato del tutto ingiustificato: la borsa indiana, dicono, in questo momento non dovrebbe subire scossoni né a causa della crisi greca né di quella – parzialmente rientrata – cinese.

Panico nei mercati e venti di un nuovo 1929. Gli ultimi tre giorni sul mercato azionario mondiale sono stati influenzati largamente dal panico generale degli investitori cinesi: 90 milioni di ex risparmiatori che hanno paventato l’esplosione dell’ennesima bolla finanziaria gonfiata, e poi sgonfiata, da Pechino.

Il panico si è esteso a macchia d’olio coinvolgendo anche gli investitori indiani, che operano sulle due borse valori aperte in territorio indiano: la Bombay Stock Exchange e la National Stock Exchange of India, entrambe con sede a Mumbai. Si tratta, rispettivamente, della decima e della dodicesima borsa mondiale per capitalizzazione: nonostante se ne pari raramente negli articoli riassuntivi sulle condizioni del mercato mondiale (quanti di voi hanno letto su media internazionali come aveva reagito la borsa indiana al crollo cinese?), possiamo dire che proprio robetta non è.

Mentre Shanghai e Shenzhen colavano a picco,l’indice BSE Sensex, che comprende le principali trenta compagnie quotate a Mumbai, registrava il minimo dell’ultimo mese, affossato dalle perdite di Vedanta, primo produttore di rame in India, e di Tata Motors che, come indicava l’Economic Times, è dipendente da una filiale che vende macchine sul mercato cinese.

Nello stesso pezzo dell’Economic Times si leggono anche le interpretazioni di due analisti, Nilesh Shah di Kotatk AMC e Motilal Oswal, direttore dell’omonimo studio di consulenza. Entrambi concordano sul fatto che il panico degli investitori sia del tutto infondato poiché il mercato indiano, in questa “congiuntura” – come dicono i grandi – non sarebbe legato agli spostamenti di capitali che interessano i mercati cinesi o europei. Cioè, l’economia indiana ha talmente pochi scambi e legami con la Cina e con l’Europa che, tagliando un po’ con l’accetta, di quello che succede fuori dal paese se ne può abbastanza fregare.

Le fortune del mercato nazionale dipendono quasi interamente da fattori interni come l’andamento del monsone nel mese di luglio e la sorte delle numerose riforme promesse dal governo Modi in ambito economico.

Ora, io non ho gli strumenti per provare a capire se le dichiarazioni raccolte dall’Economic Times siano funzionali a tranquillizzare il mercato indiano o se effettivamente le borse indiane vivano tutto sommato di vita propria, slegate dalle sorti del resto del pianeta. Ma siccome penso che questo blog lo legge anche qualcuno che di borsa ci capisce qualcosina (o millanta di) sarebbe interessante avere dei pareri un po’ più informati.

 @majunteo

 

 

 

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