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La Repubblica di Rojava

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I tre Cantoni occidentali del Kurdistan, un esperimento di autonomia democratica nel confine infuocato tra Siria, Iraq e Turchia.

Con la fine della colonizzazione francese (1943), i Curdi siriani delle province di Jazeera, Afrin e Kobane furono tagliati fuori dal Kurdistan e rimasero senza rappresentanza in uno Stato sempre più permeato dal nazionalismo arabo.

 

Con il Censimento di Hasaka (1962), a migliaia di Curdi siriani fu tolta la cittadinanza, non beneficiarono della riforma agraria e rimasero esclusi dal mercato del lavoro.

I leader tribali locali vedevano nei partiti solo un mezzo per promuovere i loro interessi. Frammentati, con relazioni con i servizi di sicurezza, i gruppi curdi non hanno organizzato manifestazioni fino alla strage di Curdi nello stadio di Qamishli del marzo 2004.

Fu l’elezione di Masoud Barzani a Presidente del Kurdistan iracheno nel 2005 e il sostegno che gli Usa assicurarono ai peshmerga iracheni dal 2003 a motivare anche i Curdi siriani.

Nel 2003 si costituì il principale partito curdo siriano: il Partito democratico unito (PYD), organizzato come un partito comunista, con una struttura piramidale e cellule segrete. Abdullah Öcalan, leader ideologico del PYD, era vissuto nel Kurdistan siriano tra il 1980 e il 1998, tollerato dal governo di Hafez al-Assad.

Con l’avvento di Bashar al-Assad nel 2000, ci fu una breve fase di riconciliazione con le opposizioni in Siria, inclusi i movimenti curdi. Alla vigilia delle rivolte del 2011, delle concessioni di al-Assad avevano beneficiato prima di tutto i partiti curdi. E molti Curdi apolidi ottennero in parte i loro diritti di cittadinanza.

Ma il timore che i Fratelli musulmani dominassero le opposizioni siriane portò alla costituzione del Consiglio nazionale curdo (KNC). Il PYD rimase fuori dal Consiglio e mise in pratica le teorie di Öcalan, formò gruppi di autodifesa e organizzò un’ala armata: le Unità di Protezione popolare (YPG).

Da quel momento la Repubblica di Rojava, nella Siria nord-orientale, ha incarnato i principi di autonomia democratica, teorizzati da Öcalan. Sono state create assemblee popolari. I consigli locali sono formati con attenzione alla ripartizione etnica: ogni municipalità ha tre leader, un curdo, un arabo e un assiro o cristiano armeno; uno dei tre deve essere una donna.

Questo grazie alla stretta cooperazione tra il Partito dei Lavoratori curdi di Öcalan (PKK) e i Curdi siriani del PYD. Il partito di Öcalan ha spinto per creare comunità libere, di autogoverno, basate sul principio di democrazia diretta. Secondo questi militanti, la battaglia dei Curdi non è per uno stato indipendente ma per creare un modello globale di democratizzazione in Medio Oriente.

Harriet Allsopp, docente al Birkbeck College, University of London e autrice dell’opera The Kurds of Syria (I.B. Tauris, 2014), spiega come il PYD ha combattuto l’avanzata dello Stato islamico (Isis) in Siria, e liberato la città di Kobane. “Le YPG, composte da molte donne e giovani, hanno protetto le aree curde. E proprio con la guerra contro Isis sperano di conquistare legittimità internazionale”.

Esiste un legame stabile tra i Curdi del partito di Öcalan e i Curdi siriani mentre le incomprensioni si registrano con i Curdi iracheni. “Questo riflette la rivalità tra Abdullah Öcalan e Masoud Barzani. Barzani ha ottime relazioni con il governo turco e non ha mai sostenuto l’indipendenza del PYD siriano. Eppure Öcalan e Barzani hanno cooperato contro Isis: evento senza precedenti nella storia curda. Ma Barzani resta un neoliberale, il suo partito rispecchia le divisioni tribali tradizionali mentre il partito di Öcalan (PKK) e il PYD siriano sono partiti ideologici”, aggiunge la studiosa britannica.

Tuttavia, il vero nemico dei Curdi siriani resta il governo turco. “Il governo turco non vuole armare i Curdi siriani, per il loro legame con il partito di Öcalan. Sostenerli rafforzerebbe il PKK. Se il governo turco ha appoggiato in passato l’Esercito libero siriano contro il presidente Bashar al-Assad, e indirettamente i Curdi siriani, oggi non può, perché favorirebbe indirettamente le aspirazioni indipendentiste dei Curdi in Turchia”, assicura Allsopp.

Nel 2015 potrebbe tenersi un referendum per l’indipendenza dei Curdi in Iraq, ma la nascita di uno Stato curdo sembra ancora una chimera e non includerebbe il Kurdistan siriano. “Gli Israeliani sostengono l’indipendenza dei Curdi iracheni. Il Kurdistan iracheno è stabile, secolare, un buon alleato per l’Occidente. Invece l’eventualità che i Curdi siriani stabiliscano una confederazione con Barzani è contro gli interessi occidentali”, conclude Allsopp.

Dal 2011, i Curdi siriani del PYD si sono distinti per la loro indipendenza sia dal governo di al-Assad sia dalle frammentate opposizioni, perseguendo la loro battaglia per l’autonomia. Le opposizioni arabe sono ostili alle richieste dei Curdi e hanno accusato i Curdi siriani di accordi con al-Assad contro l’Esercito libero siriano, mentre i Curdi siriani accusano i militari anti-Assad di lavorare negli interessi turchi. Sebbene divisi e frammentati da rivalità politiche, tribali e personali, i combattenti curdi si sono dimostrati efficaci nella lotta contro Isis in Siria e in Iraq. La strada verso il riconoscimento del diritto all’autogoverno però, per i Curdi siriani appare ancora lunga e piena di ostacoli. 

 

 

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