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Sogno cinese

La rivoluzione del calcio di Xi Jinping

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Durante gli anni trascorsi in Cina ho lavorato anche come allenatore di calcio, in una scuola cinese. La domanda che mi facevano i genitori quando portavano i loro figli al campo di allenamento era: “Potrà diventare un nuovo Messi?”. La domanda che mi facevano amici italiani sul calcio cinese era: “Come è possibile che una nazione di un miliardo di persone non riesca a produrre undici buoni calciatori?”. Ci sono questioni legate alla cultura, agli investimenti e alla necessità di programmare.

Riguardo la prima domanda, la mia risposta era molto semplice: “no”. Ma non perché non possano esserci sorprese, quanto perché Messi, così come Ronaldo, nascono in paesi con una forte tradizione culturale calcistica. In Cina i bambini quelle rare volte che hanno l’occasione di giocare per strada, giocano a basket. (senza tenere conto che il compito di un allenatore di calcio è quello di insegnare tecnica e amore per lo sport, almeno ai bambini).

La domanda più rilevante è la seconda. In Cina non esiste un settore calcio giovanile, fino ad ora si è proceduto al contrario. Comprare vecchie glorie dai campionati stranieri, per inserirli nelle squadre della serie A cinese. I cinesi seguono molto il calcio internazionale, ma sono sempre più delusi da quello locale, sferzato da scandali grossolani e imbarazzanti, unitamente a risultati mediocri della propria nazionale (che si trova in novantaseiesima posizione nel ranking mondiale, un’umiliazione per la seconda potenza economica mondiale).

Con Xi Jinping qualcosa sembra cambiato. Il presidente è innamorato del football e pare abbia approntato un piano decennale per risvegliare il calcio nazionale. Come riportato dal Wall Street Journal, “Circa 6mila scuole calcio saranno istituite quest’anno come parte di un nuovo programma per coltivare lo sport nei campus cinesi, secondo quanto reso noto dal ministero dell’Istruzione.

Le autorità potranno anche creare campionati di calcio competitivi che si estendono dalle istituzioni primarie alle terziarie, nel tentativo di aumentare gli standard di gioco tra i giovani. Le proposte daranno il via a un piano di Stato a 10 anni per lo sviluppo del calcio nei campus, presentato alla fine dello scorso anno come programma all’avanguardia negli sforzi della Cina per riformare i propri sistemi dello sport e dell’istruzione, secondo quanto ha dichiarato il ministero dell’Istruzione sul suo account ufficiale WeChat”.

“L’adozione di misure che si adattano alle condizioni locali e miglioramenti graduali sono i due requisiti che abbiamo prefissato”, ha raccontato Wang Dengfeng, capo del dipartimento del ministero di educazione fisica, della salute e dell’educazione artistica. C’è infatti una sfida nella sfida: “fare uscire le scuole e i genitori dai loro atteggiamenti avversi al rischio verso l’educazione sportiva”. In Cina infatti i bambini sono molto impegnati, tra studio e attività varie e non dedicano troppo tempo allo sport, visto come un passatempo, anziché come un ambito dal quale possa scaturire, in futuro una professione e un reddito.

Chissà che Xi non riesca a compiere anche questa rivoluzione, realizzando quello che pare il suo “sogno” personale: ospitare un’edizione del campionato mondiale di calcio, con una nazionale cinese in grado di competere in modo dignitoso.

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