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La Scozia e quel referendum inesistente chiamato Brexit

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Si dice che la Scozia sia una delle aree più infestate di fantasmi di tutto il Regno Unito, ma nel XXI secolo, questo, è un dato che interessa a pochi. Quella degli spiriti d’altra parte, al giorno d’oggi, è un’esistenza misera; reietti di una società che non li sa più vedere, stanchi forse di apparirci, ignorati dai più, vivono relegati in un mondo d’ombra, deprivati ormai perfino della capacità di spaventare un bambino.

 

Condannato a un altrettanto triste destino di invisibilità mi è parso, in questi primi giorni di viaggio tra Edimburgo e Glasgow, il referendum del 23 giugno; i centri di entrambe le città pullulano di attivisti, propagandisti e informatori di ogni sorta e natura, da chi distribuisce informazioni sulla celiachia a chi raccoglie soldi per salvare gatti ciechi, ma del referendum sembrano occuparsi solo pochi, isolati e quasi introvabili individui. Aguzzando la vista, come se si stesse facendo una caccia al tesoro, talvolta, è possibile individuare un adesivo, un volantino o una finestra parlante, ma si tratta di avvistamenti rari, direi quasi eccezionali.

 

Di fronte alla stazione di Waverley, a Edimburgo, un uomo anziano mi ha raccontato di considerare l’Europa la sua vera patria, la residenza affettiva del suo cuore. “L’Europa oggi non è perfetta” mi ha detto “Ma a dispetto di tutte le delusioni credo ancora che l’ideale da cui essa è nata sia molto più nobile e bello, molto più umano e fecondo di tutti i tristi slogan di oggi”.

Un ragazzo inglese residente nel West End di Glasgow mi ha confessato di sperare nell’uscita del Regno Unito dall’ Unione Europea perché questo renderebbe il suo paese più democratico, non più soggetto alle decisioni di Bruxelles. È un’opinione certamente opinabile, sopratutto se espressa dal cittadino di un paese in cui una parte dei membri del Parlamento occupano le loro poltrone per diritto ereditario, ma è pur sempre l’espressione di una posizione e di un’ idea, a suo modo, comunitaria. La risposta più triste, purtroppo, è stata in questi giorni la più comune: “Mi interessa poco questo referendum perché a me, personalmente, non cambierebbe nulla”. Sarà poi vero? Poco importa; queste parole, ogni volta che vengono pronunciate, si trasformano in un’avvilente istantanea del nostro tempo, avvelenato dall’individualismo, reso zoppo dalla disillusione.

Mi solleva un po’ il morale parlare con i più giovani, e i giovanissimi soprattutto, loro osano ancora azzardare grandi sogni, oltre ad avere il coraggio di tingersi i capelli in bicolore. 

 

@ElisaDipp

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