La Tunisia di Béji Caid Essebsi


Non è un volto nuovo nella vita politica tunisina Béji Caid Essebsi, presidente di Nidaa Tounes, il partito laico che ha vinto le elezioni il 26 ottobre.

Non è un volto nuovo nella vita politica tunisina Béji Caid Essebsi, presidente di Nidaa Tounes, il partito laico che ha vinto le elezioni il 26 ottobre.

 

REUTERS

Il cantante Hatem Karoui gli ha persino dedicato un video su YouTube, “My name is SEBBSI”, in cui ironizza sui suoi 88 anni e sulla lunga carriera politica iniziata già nel 1956 con Bourguiba o, come canta Karoui, “all’origine dell’umanità”.

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East lo ha incontrato il 16 ottobre nello studio alla sede del partito, vicino al lago di Tunisi, una delle zone più belle della città. L’entusiasmo per le elezioni imminenti era evidente, e forse anche un certo ottimismo sul risultato.

<<Le urne per noi sono già una vittoria. I lavori dell’Assemblea Costituente sono durati più del previsto e non sapevamo quando saremmo andati al voto>>, spiega.

Il principale rivale erano gli islamici di Ennahda, che vinsero le elezioni nel 2011 e che non hanno presentato un candidato per le presidenziali di novembre, per le quali Essebsi risulta ancora una volta favorito. <<Ennahda si è concentrato sulle politiche, che danno il vero potere. Io sono il presidente di un partito che nei sondaggi è favorito anche per le presidenziali. Vedremo cosa succederà e accetteremo il risultato>>.

Ma c’è chi è pronto a scommettere che il suo posto sarà proprio a Cartagine, sulla poltrona presidenziale oggi occupata da Moncef Marzouki. Il giudizio sui tre anni di governo appena passati è molto severo, se si pensa ai tremila tunisini partiti per il jihad in Siria, ai 350 mila disoccupati, agli omicidi politici di Mohamed Brahmi e Chokri Belaid, e alla situazione economica generale del paese.

<<Risponderemo con uno stato di diritto, forte ma giusto. Non posso negare che il jihadismo sia un problema, se fossi stato al potere non avrei mai permesso che i giovani partissero per la Siria. Ma ora che ci sono andati, e molti sono anche tornati addestrati, dobbiamo intervenire in chiave politica e sociale, prima ancora che securitaria>>.

Per Essebsi l’errore di Ennahda è stato l’aver sottovalutato i movimenti estremisti finché non sono diventati una minaccia per il potere.

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