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La vendetta di un uomo tranquillo nel ritorno del cinema spagnolo

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Tarde para la ira – La vendetta di un uomo tranquillo è un film spagnolo, vincitore in Patria di ben quattro premi Goya, l’Oscar iberico. Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Regista Esordiente e Miglior Attore non protagonista. Traguardi meritati, posso aggiungere dopo aver assistito all’anteprima di qualche sera fa.

Curro ritorna a casa dopo otto anni di carcere. È stato dentro per aver fatto l’autista durante una rapina finita male, di quelle dove ci scappa il morto. È l’unico arrestato dei quattro complici. Non farà i nomi, per proteggere la bellissima compagna lasciata fuori ed il figlioletto concepito durante una visita coniugale dietro le sbarre. Josè invece è un borghese che vive di rendita e che frequenta i quartieri popolari, senza un particolare motivo. Le loro storie si intersecheranno, in un thriller che tiene col fiato sospeso senza mai strafare e senza mai perdere di vista la possibile veridicità dei fatti.

La vendetta di un uomo tranquillo racconta la storia di un uomo, di un prima e di un dopo un determinato avvenimento. Ovviamente, questo è il punto focale del twist narrativo e di una nuova interpretazione dei fatti. Questo è quello che posso dirvi, cercando di tralasciare gli spoiler. Premura purtroppo non avuta nella traduzione del titolo in italiano.
La narrazione è diretta, senza perder tempo e senza perdersi in pippe stilistiche o peggio ancora moralistiche. Inizia lento e riflessivo, mostrando la stanca quotidianità di un barrio mai troppo definito della penisola iberica. Minuto dopo minuto il film inizia a denotare qualcosa di diverso, inizia a crescere nel ritmo e nel racconto dei fatti. La fotografia cresce con noi, se questo si può dire, diventando via via più nitida nei colori e nelle forme, man mano che il protagonista guadagna lucidità e decisione.
Opera prima del regista Raúl Arévalo, il giovane talento spagnolo è stato capace di raccontare una bella storia senza scopiazzare gli stilemi d’oltreoceano, creando così un thriller di periferia e di quartiere dove a vincere sono la cattiveria insospettabile e la cattiveria degli insospettabili.

Ancora una volta l’Europa cinematografica riesce a stupirci, restando lontana dagli squallidi cliché turistici da agenzia di viaggio e raccontando una Spagna che non è solo toreri, olè o paella.
La filigrana sporca di questo film, quasi mai nitidamente a fuoco, mi ha proprio colpito in positivo.

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