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Lavrov in Iran per rafforzare l’intesa


La visita del Ministro russo mentre Teheran accusa Tel Aviv del blackout alle centrale nucleare di Natanz

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.

Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif a Baghdad, Iraq, 19 luglio 2020. REUTERS/Khalid al-Mousily
La visita del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in Iran cade casualmente a pochi giorni di distanza dal blackout nella centrale nucleare di Natanz, la cui responsabilità è da più parti attribuita a Israele. Proprio nel momento di spinta per il ritorno degli Stati Uniti all’accordo JCPoA e del rafforzamento dei legami tra Teheran e due attori membri del patto come Cina e Russia, la Repubblica Islamica etichetta come “terrorismo nucleare” quanto avvenuto al sito di Natanz, con il Ministro degli Esteri Javad Zarif che parla esplicitamente di “vendetta dei sionisti” contro il Paese per via dei progressi sul fronte delle sanzioni.

I rapporti tra Iran e Russia

La missione diplomatica di Lavrov in Iran avviene dopo lo scambio telefonico tra il Presidente Vladimir Putin e l’Ayatollah Ali Khamenei, ma era già stata annunciata a inizio mese, poco prima della ripresa delle trattative sull’accordo nucleare. Obiettivo del viaggio del Ministro degli Esteri russo, cementare la cooperazione a beneficio di entrambe le nazioni e discutere una serie di tematiche, sia economiche e ancor più internazionali. È data per certa l’estensione dell’accordo di cooperazione tra Teheran e Mosca, recentemente scaduto ma che troverà ora nuova linfa con la sottoscrizione di una revisione del patto.In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Irna dall’Ambasciatore iraniano a Mosca Kazem Jalali, il diplomatico ha evidenziato come saranno al centro delle discussioni tra Lavrov e Zarif le questioni relative non solo al JCPoA ma anche a Siria, Yemen e Afghanistan, così come quelle legate al confronto con gli Usa. Iran, Russia e Cina — Paese col quale Teheran ha firmato recentemente un accordo di lungo periodo — ragionano da tempo su come bypassare le sanzioni unilaterali statunitensi, che nel caso della Repubblica Islamica sono servite a metterne in ginocchio l’economia.Secondo l’Ambasciatore Jalali, Mosca e Pechino possono svolgere un ruolo decisivo nel riuscire a creare un blocco capace di far fronte alla politica di massima pressione di Washington, che sta già subendo una revisione — per lo meno relativamente all’Iran — con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden. E l’apertura statunitense alle richieste iraniane si fa più marcata, con passi concreti verso Teheran avvenuti attorno alle trattative in corso a Vienna, seppur non direttamente tra i due Paesi.

Il blackout di Natanz

Quanto avvenuto alla centrale nucleare della città nella Provincia di Isfahan ha causato un guasto al sistema elettrico, secondo quanto riportato dal Portavoce del Ministero degli Esteri Saeed Khatibzadeh, senza però generare danni gravi quanto quelli avvenuti lo scorso anno. Infatti, il 2 luglio 2020 ci furono un’esplosione e un incendio, un cyber attacco con accuse rivolte a Stati Uniti e Israele.Stavolta anche la tempistica sullo sblocco delle trattative sull’accordo nucleare del 2015 porta gli iraniani ad accusare direttamente Tel Aviv. “Numerose risposte devo essere date a questo atto criminale del regime occupante di Tel Aviv, alcune delle quali alle autorità internazionali. Il Ministro degli Esteri Zarif e i rappresentanti iraniani a New York stano prendendo le contromisure che saranno annunciate oggi o domani e rese pubbliche. D’altro canto, alcune non verranno pubblicizzate”, ha proseguito Khatibzadeh. Zarif ha avvisato che “ci sarà la vedetta dell’Iran contro il regime sionista”.
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