Le Donne del Muro di Gerusalemme


Si chiamano “Donne del Muro” e da ventisei anni, all’alba di ogni primo del mese, tentano di pregare di fronte al Muro del Pianto, il luogo più sacro per l’ebraismo moderno. Generalmente sono derise, fischiate e insultate da gruppi di ultra-ortodossi, alle volte anche strattonate e arrestate dalla polizia. La loro colpa? Reclamare il diritto di vestire indumenti religiosi tradizionalmente riservati agli uomini, intonare canti religiosi e pregare al Muro del Pianto con la Torah.

Si chiamano “Donne del Muro” e da ventisei anni, all’alba di ogni primo del mese, tentano di pregare di fronte al Muro del Pianto, il luogo più sacro per l’ebraismo moderno. Generalmente sono derise, fischiate e insultate da gruppi di ultra-ortodossi, alle volte anche strattonate e arrestate dalla polizia. La loro colpa? Reclamare il diritto di vestire indumenti religiosi tradizionalmente riservati agli uomini, intonare canti religiosi e pregare al Muro del Pianto con la Torah.

Inizialmente poco considerate, le Donne del Muro sono recentemente diventate uno dei più interessanti fenomeni sociali in atto in Israele. Se pregare come permesso agli uomini, vestendo il tallith (scialle di preghiera), la kippah (papalina) e i teffilin (lacci di cuoio legati stretti al braccio e una scatolina contenente versetti sacri), intonando canti religiosi e leggendo ad alta voce la Torah, è per loro un diritto d’uguaglianza di genere, per certi rabbini ultra-ortodossi, quella delle Donne del Muro è una pericolosa minaccia alla tradizione ebraica.

Tra le due parti c’è lo Stato di Israele, con le sue leggi, ambiguità e l’enorme difficoltà a gestire lo scontro sociale, mai vivo e intenso come in questi anni, tra ebrei ultra-ortodossi da una parte, e laici e non ortodossi dall’altra.

Per capire il problema è necessario tornare al 1948, quando, alla nascita dello Stato di Israele, l’allora primo ministro David Ben Gurion lasciò alle autorità ecclesiastiche ampio potere di giurisdizione in materia di religione e famiglia. Era lo Status Quo, ancora oggi in vigore. Agli ebrei ultra-ortodossi o haredim, in quel momento il gruppo religioso ebraico più in luce (viste le perdite subite a causa della Shoah), fu affidata l’amministrazione degli affari religiosi ebraici all’interno dello Stato. Così nel 1967, quando, al termine della Guerra dei Sei Giorni, Israele conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme, per il governo non fu difficile nominare un rappresentante della tradizione ultra-ortodossa a rabbino capo del Muro del Pianto. La nomina a vita del tunisino Yehuda Meir Gets fu l’inizio di ciò che le Donne del Muro definiscono il monopolio ultra-ortodosso sul Kotel, la piazza d’innanzi al Muro del Pianto. Le tradizioni ultra-ortodosse divennero così consuetudini valide giuridicamente in quei pochi metri quadrati d’innanzi agli enormi blocchi di pietra cementati uno all’altro da millenni di storia e fede.

Oggi Israele vive una diversa realtà religiosa: se gli haredim crescono rapidamente di numero, è anche vero che rimangono una piccola percentuale (il 10%) rispetto a una popolazione totale arricchita dal laicismo e da numerose tradizioni religiose ebraiche non ultra-ortodosse – tra cui l’ebraismo riformato, il sionismo religioso, quello ortodosso, l’ebraismo tradizionale, quello di Naturei Karta e quello rappresentato dalle peculiarità di ciascuna delle comunità di ebrei giunti in Israele dai quattro angoli del mondo.

“Le Donne del Muro ne sono un esempio, rappresentano tutte le forme di ebraismo, dal più conservatore al più moderno”. A dirlo è Lesly Sachs, direttrice dell’organizzazione Donne del Muro e una di quelle che ha provato sulla propria pelle l’applicazione delle regole ultra-ortodosse al Kotel. Nell’aprile 2013, infatti, Sachs è stata arrestata e condotta di fronte a un giudice per aver vestito uno scialle di preghiera di fronte al Muro del Pianto.

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