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Le settimane sabbatiche di Rahul Gandhi

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Il vice presidente dell’Indian National Congress (Inc) Rahul Gandhi, figlio della presidentessa Sonia Gandhi, alcuni giorni fa ha fatto sapere di essersi preso alcune settimane di pausa dall’attività politica per riflettere sul futuro, suo e del partito. Pazza gioia tra i retroscenisti.

 

L’annuncio dell’All India Congress Committee (l’organo decisionale centrale dell’Inc) circa l’assenza giustificata di Rahul Gandhi arriva nel bel mezzo della crisi politica che da mesi sta investendo lo storico partito indiano, reduce da una serie di sconfitte cocenti e, apparentemente, incapace di reagire. Solo nell’ultimo anno Inc è riuscito a farsi soffiare il governo locale di New Delhi per ben due volte (e la seconda è stata peggiore della prima, con zero seggi conquistati), più la disfatta epocale alle nazionali del 2014, quando ottenne il risultato peggiore nella storia, spazzato via dal Bharatiya Janata Party di Narendra Modi.

In condizioni simili, tutti si aspettavano – e ancora aspettano – un cambio di marcia repentino, una shock therapy che possa rilanciare almeno l’immagine del partito, rimetterlo in carreggiata per le elezioni future, garantirne la sopravvivenza. L’impressine generale, invece, è stata di totale immobilismo, un pugile sconfitto che si fa massacrare sul ring senza che l’arbitro fermi tutto o che l’allenatore getti la spugna.

Ora che Rahul è sparito dai radar – non si sa nemmeno se sia in India o all’estero – opinionisti e analisti provano a dare un’interpretazione “politica” all’evento. Le speculazioni iniziali circa un prossimo addio alla politica del giovane Gandhi sono state rimandate al mittente dalle alte sfere dell’Inc e ora si propende per un’ipotesi di rivoluzione in arrivo. Secondo le ultime indiscrezioni, nel prossimo congresso dell’Inc previsto per il mese di aprile, Rahul Gandhi potrebbe venir nominato presidente del partito, sostituendo sua madre Sonia.

Intorno a questa ricostruzione si celerebbe una guerra intestina tra il “cerchio magico” di Rahul Gandhi – giovani provenienti dalle organizzazioni studentesche dell’Inc e alcuni nomi noti della “vecchia guardia” come Kamal Nath e Digvijay Singh – e i fedelissimi di Sonia, che si starebbero contendendo l’egemonia del partito. Rahul spingerebbe per un ricambio drastico all’interno del partito ad ogni livello: fuori i vecchi e i bolliti, dentro le nuove leve. Una sorta di rottamazione à la Renzi. I defenestrabili, invece, cercherebbero di garantirsi un futuro all’interno del partito, modulando la rivoluzione in termini tematici e non estetici: rimaniamo noi, ma iniziamo a dire delle cose diverse (quali, ancora, non si capisce).

Ma se il modello della rottamazione fa facilmente presa sull’elettorato ad ogni latitudine, ci sono almeno due complicazioni nel caso Gandhi.

Primo, Rahul – nonostante la giovane età, 43 anni – non viene percepito da nessuno come il nuovo che avanza, portandosi dietro tutta la carica dinastica alla quale appartiene. Pur con tutti i buoni propositi del caso, Rahul sarà sempre figlio di Sonia e Rajiv, nipote di Indira, pronipote di Jawaharlal: un pedigree imprescindibile e assolutamente inadatto per ritagliarsi la figura dell’Uomo Nuovo della politica indiana.

Secondo, Rahul ha la fama di perdente, soprattutto dopo aver accettato di essere il volto dell’Inc nella scorsa campagna elettorale nazionale, dove ha inanellato una serie di figuracce in tv e ha mostrato tutte le sue difficoltà nel gestire le relazioni pubbliche (e si scontrerebbe con un mostro del marketing con Modi).

Intanto, mentre in India ci si prepara a valutare la relazione sul budget 2015 del governo Modi (prevista per la giornata di sabato), cioè ad analizzare punto per punto, nel dettaglio, i progetti di sviluppo dell’amministrazione del Bjp, l’Inc è risucchiato nel vortice delle indiscrezioni e delle speculazioni intorno alle sorti del partito, mentre dovrebbe scaldare i motori per fare il lavoro dell’opposizione, agire da contropotere all’interno del parlamento.

Così fa la figura di un partito più preoccupato della propria sopravvivenza che del futuro del paese. Non proprio l’ideale come preparativi per la svolta.

 

@majunteo

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