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L’Eritrea dopo trent’anni di indipendenza


È stato definito uno dei Paesi in cui più si riscontrano forme di schiavismo moderno. E, di conseguenza, è tra gli Stati con la più alta percentuale di emigranti, il 12% della popolazione. A comandare, ad Asmara, sono l’esercito e l’esecutivo, con Isaias Afwerki in carica “transitoria” dal 1993

Sono passati trent’anni da quando, il 24 maggio del 1993, un referendum supportato dalle Nazioni Unite sanciva ufficialmente l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia. Da allora, poco è cambiato nel Paese che si affaccia sul mar Rosso e di quello che accade al suo interno si hanno sempre meno notizie.

L’Eritrea è infatti uno degli stati più chiusi e isolati al mondo, oltre che uno di quelli maggiormente autoritari. Dal momento dell’indipendenza, il governo è posto nelle mani di Isaias Afwerki, prima a capo del movimento di liberazione nazionale. Teoricamente, nel 1993 il potere gli era stato affidato in maniera soltanto transitoria, in attesa di elezioni: queste però non si sono mai tenute e negli anni Afwerki ha tenuto saldamente le redini del Paese, privando di fatto i cittadini eritrei di ogni diritto politico.

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