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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Libano, stallo infinito: l’ira di Macron

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Libano: Macron parla di “tradimento collettivo della classe politica”, scagliandosi contro Hezbollah. Il diplomatico designato non trova sponda tra i vari partiti

Il Presidente francese Emmanuel Macron parla durante una conferenza stampa sulla situazione politica in Libano dopo le dimissioni del Primo Ministro designato dal Libano Moustapha Adib, a Parigi, Francia, 27 settembre 2020. Lewis Joly/Pool via REUTERS

Il fallito tentativo di Mustapha Adib nel formare il nuovo Governo del Libano è un colpo alla stabilità del Paese dei Cedri e alla proposta politico-istituzionale di Emmanuel Macron, che nel corso di una conferenza stampa si scaglia contro i leader politici accusandoli di tradimento. In particolare, il Presidente francese se la prende con il partito sciita Hezbollah. “Non deve pensare di essere più forte di quanto sia”, ha affermato il capo dell’Eliseo, sostenendo che il movimento filo-iraniano “non può allo stesso tempo fare la guerra a Israele, essere una milizia contro i civili in Siria e un partito rispettabile in Libano”.

Il background della crisi

Adib, diplomatico che ha ricevuto l’incarico dal Presidente libanese Michel Aoun, ha trovato numerosi ostacoli nella formazione dell’esecutivo, con vari veti contrapposti arrivati nel corso delle ultime settimane. L’insuccesso dell’ex Ambasciatore in Germania rappresenta una costante per Beirut, da sempre abituata a tempi lunghi e con esiti inaspettati. La crisi economica e il malcontento popolare sono un pericolo per la stabilità del Paese e della regione, con lo scoppio al porto della capitale che ha segnato un punto di non ritorno, vista l’incapacità gestionale della classe dirigente al potere e manageriale nel far fronte alle problematiche dei cittadini.

Il ruolo di Parigi

La posizione della Francia rispetto agli eventi in Libano è estremamente delicata, essendo allo stesso tempo ex potenza coloniale e co-responsabile del funzionamento del sistema su base settaria. L’intervento diretto del Presidente francese è stato apprezzato dalla popolazione e, visti gli esiti della proposta, decisamente meno dalla politica locale. Un dato significativo è la petizione firmata da migliaia di cittadini libanesi che chiedono il ritorno del controllo del loro Paese alla Francia: una chiara presa di posizione contro la nomenclatura libanese, incapace di dare risposta alle grave situazione nella quale riversa la nazione.

Il gruppo di supporto internazionale

Solo pochi giorni fa si è riunito virtualmente l’International Support Group for Lebanon in un meeting guidato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres e il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian. Nell’occasione, i membri del gruppo — tra i quali l’Unione Europea e Stati come l’Italia, il Regno Unito, la Germania, gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, la Lega Araba, la Banca Mondiale — hanno chiesto ai leader politici libanesi, in cambio di aiuti economici, la realizzazione di riforme sostanziali di carattere economico e sociale. Tra le tante, la ripresa del dialogo col Fondo monetario internazionale, l’avvio dei finanziamento per l’Autorità dell’Energia, la nomina dei ruoli vacanti in ambito giudiziario, finanziario e amministrativo, l’implementazione della legge sulla corruzione e molte altre che cambierebbero il volto del Paese del vicino oriente.

Dialogo con Israele?

Intanto, dopo l’apertura del Presidente Aoun a Israele nell’alveo degli Accordi di Abramo, si incontreranno esponenti libanesi e israeliani — con mediazione Usa — per fare il punto sui confini marittimi nell’area del Mediterraneo orientale, che tante tensioni ha creato in seguito alle esplorazioni oil&gas della Turchia. A quanto si apprende, la delegazione di Tel Aviv sarà guidata dal Ministro dell’Energia Yuval Steinitz e il meeting, che avverrà il prossimo mese in video per le note disposizioni sul Covid-19, tratterà la disputa sugli 860 chilometri quadrati reclamati da entrambe le nazioni come zona economica esclusiva.

Sono rari i momenti di incontro e dialogo tra i due Paesi, e un chiarimento su un aspetto decisivo, che potrebbe fruttare economicamente a entrambi attraverso l’estrazione di idrocarburi, sarebbe un tassello decisivo verso uno storico avvicinamento. Anche in questo caso, il ruolo di Washington risulta decisivo, così come avvenuto per gli Accordi di Abramo sottoscritti con Israele da Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

@melonimatteo

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