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Libia: 600 morti nelle acque del Mediterraneo


Le prime vittime dell’anarchia libica sono come sempre i profughi. Secondo la marina militare di Tripoli, sono centinaia i dispersi di uno dei più gravi naufragi degli ultimi mesi al largo delle coste libiche.

Le prime vittime dell’anarchia libica sono come sempre i profughi. Secondo la marina militare di Tripoli, sono centinaia i dispersi di uno dei più gravi naufragi degli ultimi mesi al largo delle coste libiche.

A man inspects the bodies of three African migrants that were recovered by the Libyan coastguard, after their boat sunk off the coastal town of Garaboly, east of Tripoli, September 15, 2014. Photo REUTERS/Ismail Zitouny

L’ultimo è avvenuto a Tajoura, a est della capitale libica. Solo 36 persone, su 250, sono state salvate, secondo quanto confermato dal portavoce della marina Ayub Qassem. «Molti corpi continuano ad affiorare dal mare», ha aggiunto Qassem. Le vittime sarebbero principalmente di origine africana, tra loro ci sono molte donne e bambini.

Tre naufragi e un dramma umanitario

Una seconda imbarcazione sarebbe affondata invece al largo di Malta con 500 persone a bordo. Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), gli scafiti avrebbero deliberatamente fatto affondare l’imbarcazione dopo una discussione a bordo. «La maggior parte delle persone sono cadute in mare e affogate – ha riferito l’Oim – altre sono riuscite a restare a galla aggrappandosi a mezzi di fortuna». Gli operatori dell’Oim hanno raccolto anche la testimonianza di due sopravvissuti palestinesi, fuggiti da Gaza e andati in Egitto a inizio settembre, soccorsi in mare dal mercantile panamense «Pegasus» e portati a Pozzallo lo scorso sabato.

È il terzo naufragio in pochi giorni, il 25 agosto scorso, 364 per­sone erano state tratte in salvo al largo del Canale di Sicilia. Appena due giorni prima almeno 200 persone sarebbero morte nel tentativo di lasciare la Libia. Secondo il portavoce dell’Agenzia delle nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), Carlotta Sami, sarebbero «almeno 600 le vittime in tre giorni», è quanto ha confermato Unhcr.

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