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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Libia, Governo di unità nazionale

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Dopo l’insediamento del nuovo Inviato Speciale Onu, prosegue positivamente il processo politico. Dal Comitato Militare Ue, il Generale Graziano commenta: “Attenzione al contesto regionale”

Libia

Il comandante militare libico Khalifa Haftar durante le celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza a Bengasi, Libia, 24 dicembre 2020. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori

Un altro tassello verso la stabilizzazione della Libia, un nuovo Governo capace di riunire le varie istanze locali, la ritrovata forza delle Nazioni Unite nel saper mediare una delle crisi internazionali più gravi alle porte dell’Europa. L’ex Giamahiria gheddafiana prova a respirare dopo 10 anni di guerra, forze contrapposte e interventi delle grandi potenze, e spera in un futuro autonomo e basato sul consenso popolare in vista del 24 dicembre.

È stata formalizzata, infatti, dal Forum per il Dialogo Politico dell’Onu la scelta del Primo Ministro del Governo di Transizione, che sarà Abdul Hamid Dbeibah, e del Presidente del Consiglio Presidenziale, Mohammed Younes Menfi, ruoli che avranno l’arduo compito di riunire il Paese nordafricano per traghettarlo pacificamente, in un clima di cessate-il-fuoco possibilmente totale, fino alla data delle elezioni.

Gli eletti: chi sono

Il Forum per il Dialogo Politico, fortemente appoggiato da Stephanie Williams che ha avuto l’incarico di Rappresentante Speciale dell’Onu pro tempore in Libia, dopo lunghe trattative ha portato all’elezione di Dbeibah e Menfi, figure non particolarmente note del panorama politico ma attorno alle quali i delegati si sono riuniti sbloccando così il processo di selezione.

Dbeibah è rappresentativo del potere della Tripolitania. Nato a Misurata nel 1958, è uomo d’affari con vicinanze nel passato a Mu’ammar Gheddafi, nonché fondatore del movimento al-Mustakbal che supporta le tribù dell’ovest. Menfi, della Cirenaica e proveniente dall’ambito diplomatico, è stato Ambasciatore della Libia in Grecia: il capo del Consiglio Presidenziale ad interim ritiene che l’establishment militare debba rispondere alle autorità civili nell’interesse del popolo libico.

Onu, da Williams a Kubiš

Il buon lavoro svolto dalla statunitense Williams è ora nelle mani di n Kubiš, esperto diplomatico al servizio della comunità internazionale e ora Inviato Speciale Onu in Libia. Nei giorni scorsi ha interloquito con l’uscente Fayez al-Sarraj e col Ministro degli Esteri Mohamed Taher Syala, proseguendo l’attività di consultazioni con i principali esponenti libici, compreso il Generale della Cirenaica Khalifa Haftar.

Da ampie parti c’è volontà di salvaguardare il lavoro svolto sia sul campo che a livello politico e diplomatico, tanto che reazioni positive arrivano anche dall’Egitto. Il Presidente Al-Sisi ha affermato che Il Cairo appoggerà le nuove autorità del Governo di transizione sul fronte economico, di sicurezza e infine militare.

Ma sono numerose le incertezze che ancora aleggiano sul panorama libico. In primis, i ruoli di Turchia e Russia, con Ankara che è stata decisiva nella difesa della Tripolitania del Governo internazionalmente riconosciuto e sponsorizzato dall’Onu di al-Sarraj: senza l’appoggio di Erdogan, l’avanzata del Generale Haftar — supportato da Vladimir Putin, Egitto ed Emirati — si sarebbe pienamente concretizzata.

Il commento del Generale Graziano

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, il Generale Claudio Graziano, Chairman dell’EU Military Committee, ricorda la mancata azione europea nell’essere più presente sul territorio libico all’indomani della caduta di Gheddafi, raccontando della pericolosità della crisi, “che ha provocato cambiamenti potenti, perfino nella Nato. È la crisi più pericolosa, perché collegata a quella più generale del Sahel, che preme direttamente sulla Libia”.

“Al momento giusto — continua Graziano nell’intervista — l’Europa non è riuscita a coagulare una risposta di supporto al processo di peace building in Libia che tenesse all’esterno altre interferenze. Gli spazi lasciati liberi dalla comunità internazionale sono stati occupati da attori come Turchia e Russia che non hanno seguito — secondo il Generale — tutte le regole della comunità internazionale e hanno cristallizzato la situazione attuale nel Paese”.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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