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Libia, la guerra va avanti

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Libia: Haftar bombarda l’ospedale per il coronavirus di Tripoli. Inascoltato l’appello dell’Onu alla tregua. Intanto, recuperano le forze governative

Libia: Haftar bombarda l’ospedale per il coronavirus. Due bambini vicino a una casa distrutta nel distretto di Abu Slim a sud di Tripoli, Libia, 28 febbraio 2020. REUTERS/Ismail Zitouny

Due bambini vicino a una casa distrutta nel distretto di Abu Slim a sud di Tripoli, Libia, 28 febbraio 2020. REUTERS/Ismail Zitouny

La Libia è ormai lontana dai riflettori dei media internazionali, impegnati nel seguire gli sviluppi della pandemia da coronavirus che, finora, nel Paese nordafricano conta fortunatamente numeri molto bassi. Secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, sono 25 le persone contagiate da Covid-19, tra le quali si annovera una persona deceduta.

Ma la già tragica situazione può solo peggiorare, visto che l’esercito del Generale Khalifa Haftar ha bombardato persino l’ospedale più grande di Tripoli, la capitale-roccaforte ancora in mano a Fayez Al Serraj, che guida il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale.

Dopo aver tagliato il rifornimento di acqua — essenziale per impedire la diffusione del virus — ai più di 2 milioni di abitanti di Tripoli, così come denunciato dal Ministro dell’Interno Fathi Bishaga, Haftar ha reso inagibile dopo tre giorni di attacchi uno dei più grandi ospedali della città, l’Al Khadra Hospital, nosocomio che avrebbe dovuto curare i pazienti infetti da coronavirus. La struttura ospitava 400 letti: secondo Yacoub El Hillo, coordinatore umanitario dell’Onu per la Libia, “è una chiara violazione del diritto umanitario internazionale. Questa escalation insensata deve immediatamente fermarsi per permettere alle autorità sanitarie e alle agenzie umanitarie di aiutare chi ha bisogno di assistenza e per implementare le misure contro il virus”.

Intanto, gli scontri continuano. Dopo mesi d’assedio subìto, le forze governative sono riuscite a riconquistare un ampio territorio a ovest di Tripoli, fin quasi il confine con la Tunisia e, nella fattispecie, il distretto di Sabrata e Sorman, così come la città di el-Agelat. A comunicarlo Mohammed Qanunu, Portavoce del Governo di Accordo Nazionale. Qanunu ha inoltre informato la stampa che è stato requisito del materiale bellico proveniente dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti: in particolare, l’esercito governativo ha trovato nelle città riconquistate 6 panzer, 10 tank e lanciarazzi Grad.

@melonimatteo

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