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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Libia, si dimette il Governo nella Cirenaica di Haftar

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Libia: le proteste portano alla caduta del Governo a est del Paese controllato da Haftar. Gli Usa annunciano un accordo per la riapertura del settore energetico

Libia, si dimette il Governo nella Cirenaica. Una manifestazione a Misurata, Libia, 29 agosto 2020. REUTERS/Ayman Al-Sahili

Una manifestazione a Misurata, Libia, 29 agosto 2020. REUTERS/Ayman Al-Sahili

Nuova ondata di manifestazioni in Libia, la cui portata è stata tale da concludersi con le dimissioni del Governo della Cirenaica, la regione est del Paese controllata dal Generale Khalifa Haftar. Abdullah Al-Thani, il capo dell’esecutivo non riconosciuto dalla comunità internazionale, lascia l’incarico dopo alcune giornate di scontri a Benghazi, Al-Bayda e nella città di Al-Marj, una delle roccaforti di Haftar. L’annuncio è stato divulgato da Ezzel-Deen al-Falih, portavoce della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, che ha aggiunto che lo speaker Aguila Saleh ha ricevuto la comunicazione direttamente da Al-Thani.

Lo scontro tra la popolazione e le milizie del Generale ha causato la morte di un civile e diversi feriti. La missione di supporto in Libia delle Nazioni Unite, Unsmil (United Nations Support Mission in Libya), ha pubblicato un comunicato nel quale si sottolinea l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità sui manifestanti pacifici. “Chiediamo un’immediata investigazione sugli incidenti e il rilascio di coloro i quali sono stati arrestati in maniera arbitraria”, si legge nel documento.

Nel comunicato, la missione Onu ricorda la frustrazione della popolazione a 9 anni dall’inizio del conflitto, peggiorata dalle scarse condizioni di vita. Le proteste sono motivate “dalla mancanza di elettricità, acqua e servizi, corruzione, malgoverno”. Si registrano manifestazioni anche a Tripoli: ad accendere la miccia, la scelta del Primo Ministro del Governo di Accordo Nazionale Fayez al-Serraj di nominare Mohammed Bayo, già membro della Guardia della Jamahiriyyah di Mu’ammar Gheddafi, a capo dell’ente libico per la comunicazione.

Sarà decisivo il ruolo del Palazzo di Vetro nella pacificazione del Paese, che intanto ha convenuto sulla necessità di nomina di un nuovo Inviato Speciale. Questa settimana si dovrebbe votare il rinnovo dell’Unsmil che, come si legge nella bozza circolata tra i membri del Consiglio e letta dall’agenzia Afp, “dovrebbe essere guidata da un Inviato Speciale del Segretario Generale, con focus particolare sui buoni uffici e la mediazione con gli attori libici e della comunità internazionale, arrivando alla fine del conflitto”.

A oggi, le posizioni sul campo vedono la Turchia contrapposta alla Russia, con Ankara che appoggia Fayez al-Serraj e Mosca il Generale Haftar. Quest’ultimo ha subìto un forte rallentamento nel suo tentativo di conquista della Tripolitania, ridimensionando la sua forza militare e dando nuovo slancio al Governo della Tripolitania riconosciuto internazionalmente.

Il settore energetico

Sul fronte energetico, ci sarebbe un accordo tra le due realtà istituzionali libiche: infatti, come annunciato dall’Ambasciata degli Stati Uniti nel Paese, la società di estrazione del petrolio National Oil Corporation potrebbe riprendere pienamente le sue attività. Richard B. Norland, Ambasciatore di Washington a Tripoli, ha avuto un colloquio col Generale Haftar nel quale ha espresso la vicinanza degli Usa al Paese, dicendosi pronto a “supportare un modello finanziario che possa garantire una gestione trasparente degli introiti generati dal petrolio e dal gas”.

Il Generale della Cirenaica ha promesso “la totale riapertura dei siti energetici” non più tardi del 12 settembre. Ma alcune fonti vicine agli ambienti politici che governano l’est dell’ex Jamahiriyyah parlano di una trattativa non ancora conclusa. Pochi giorni prima del colloquio tra Norland e Haftar, la Noc si è espressa duramente nei confronti del leader cirenaico, accusato di essere il responsabile del blocco del petrolio. “Il blocco illegale degli impianti petroliferi della Noc ha distrutto l’economia libica, rovinando vite e infliggendo miseria a tutti i libici”.

@melonimatteo

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