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Libia: un risiko che è destinato a finire male


Due governi, due parlamenti, due primi ministri, due eserciti contrapposti. Questa oggi è la Libia, un Paese diviso in due. Lo si vede entrando dalla frontiera tunisina di Ras Jdir: qui comandano i berberi, alleati della potente città di Misurata e delle milizie ad essa legate.

Due governi, due parlamenti, due primi ministri, due eserciti contrapposti. Questa oggi è la Libia, un Paese diviso in due. Lo si vede entrando dalla frontiera tunisina di Ras Jdir: qui comandano i berberi, alleati della potente città di Misurata e delle milizie ad essa legate.

 

A member of Libyan pro-government forces, which is backed by the locals, looks on in an army camp, in Benghazi February 1, 2015. Violent clashes between Libyan pro-government forces and the Shura Council of Libyan Revolutionaries, an alliance of former anti-Gaddafi rebels, who have joined forces with the Islamist group Ansar al-Sharia, have occurred in the areas surrounding the camp. Picture taken February 1, 2015. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori

La bandiera Amazigh, insieme a quella nazionale, svetta sul posto di confine. Tutta la linea costiera fino a Tripoli è controllata dalle milizie di Fajr Libya. I combattimenti contro le milizie di Zintan, alleate a Tobruk, sono poco distanti, a circa una ventina di chilometri da al Ajailat e a Kikla, tra Gharyan e Yefren.

A sud, nel Fezzan, Tebu e Tuareg, i primi con Haftar, i secondi alleati con Misurata, combattono per il controllo dell’area, zona sensibile al confine tra Tunisia e Algeria e poco distante dal secondo più grande giacimento di petrolio del Paese (300mila barili al giorno).

Da una parte troviamo il generale ribelle Khalifa Haftar, alleato del separatista Ibrahim al-Jadran, insieme alle potenti milizie di Zintan in Tripolitania e tribù rimaste fedeli fino all’ultimo al clan Gheddafi, come i Warshafanna (ma anche con centri della resistenza nella guerra civile del 2011 come Tajoura). Nel Fezzan, l’etnia dei Toubu. La coalizione si chiama “Operazione Dignità” (Karama).

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