L’Irlanda del Nord tra Londra e Dublino


Per l’accordo con l'Ue, Boris Johnson ha sacrificato l’Irlanda del Nord, deludendo gli Unionisti e alimentando il sogno di un'Irlanda unita

Gabriele Carrer Gabriele Carrer
[MILANO] Giornalista professionista. Si occupa di esteri e sicurezza su Formiche.net.

Per l’accordo con l’Ue, Boris Johnson ha sacrificato l’Irlanda del Nord, deludendo gli Unionisti e alimentando il sogno di un’Irlanda unita

Un autobus in fiamme sulla Shankill Road durante le proteste a Belfast, Irlanda del Nord, 7 aprile 2021. REUTERS/Jason Cairnduff

Si vive meglio nell’Irlanda del Nord o nella Repubblica? Fino a pochi mesi fa questa domanda era un tabù. Basti pensare che gli studi in materia sono pochissimi. Il più delle volte, infatti, l’Irlanda del Nord viene confrontata con il resto del Regno Unito. La Repubblica, invece, con gli altri Stati membri dell’Unione europea.

Che nelle scorse settimane il quesito abbia acceso il dibattito sul Queen’s Policy Engagement, portale della Queen’s University Belfast, racconta quanto le cose siano cambiate. La Brexit ha riacceso le questioni nazionali nel Regno Unito: la Scozia battaglia contro il Governo britannico per poter organizzare un nuovo referendum sull’indipendenza dopo quello del 2014 in cui vinsero i no e in Irlanda si inizia a parlare di un voto su una possibile unità politica dell’isola. E non è un caso che le due nazioni “ribelli” siano le stesse in cui, a differenza di Inghilterra e Galles, nel referendum del 2016 il Remain ebbe la meglio sul Leave.

Il confronto con l’Irlanda “del Sud”

Ad aprire il confronto su chi sta meglio tra i cittadini britannici che vivono in Irlanda del Nord e gli irlandesi “del Sud” è stato Graham Gudgin, professore all’Università di Cambridge e già consigliere dell’ex premier nordirlandese David Trimble. L’accademico ha dedicato al divario un’analisi sul Queen’s Policy Engagement e una lettera sul Financial Times. La sua tesi si può riassumere in un aspetto, quello legato al “vile denaro”: il benessere economico in Irlanda del Nord, maggiore rispetto a quello nella Repubblica (la sanità gioca un ruolo fondamentale), fa sì che la maggior parte delle persone desidera ancora rimanere nel Regno Unito. Le sue conclusioni si basano sui consumi, visto il prodotto interno lordo irlandese è “distorto” dalle multinazionali attratte dalla bassa tassazione.

Reddito, tasso di povertà, istruzione, mercato del lavoro, mobilità sociale, servizi sanitari e aspettativa di vita. Tanti indicatori della qualità della vita sono stati presentati per confutare il saggio del professor Gudgin. Il quotidiano The Irish Times, con sede a Dublino, si è spinto a collegare le affermazioni dell’accademico al suo sostegno alla Brexit.

Chi abbia ragione non è il fulcro della questione. Lo è il dato storico: oggi, a distanza di un secolo dalla nascita dell’Irlanda del Nord su richiesta della maggioranza protestante locale, si fanno comparazioni tra questa e la Repubblica (a prevalenza cattolica). Ma “Norn Iron”, come la chiamano da quelle parti, inizia a temere i fantasmi del suo passato.

Malcontento e criminalità

Sono già state ribattezzate “le notti di Belfast”, quelle che a inizio aprile hanno visto i quartieri a maggioranza protestante della capitale nordirlandese diventare teatro di rivolte con autovetture incendiate, lanci di bottiglie molotov e sassaiole contro le forze dell’ordine. La miccia degli scontri pare essere stato un funerale, quello di Bobby Storey, l’ex membro dell’Ira. Si è svolto nel giugno dell’anno scorso, in violazione delle norme anti Covid-19, con una grande partecipazione popolare, oltre 2.000 persone. Presenti anche alcuni Ministri del Sinn Fein, il partito repubblicano cattolico un tempo contiguo alla milizia indipendentista irlandese. La decisione di non aprire un’inchiesta ha scatenato la rivolta popolare.

Il vicecapo della polizia, Jonathan Roberts, ha parlato di scene alle quali non si assisteva “da anni” e di tumulti organizzati: “Non arrivi con queste quantità di bombe molotov, razzi e petardi senza una pianificazione, quindi c’è stato un certo livello di preparazione e orchestrazione dietro”.

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