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Lo scandalo dell’abate di Shaolin e altri problemi “religiosi” in Cina

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Shi Yongxin, monaco di 50 anni e abate del tempio Shaolin, già protagonista di numerose critiche negli anni passati per un’eccessiva commercializzazione delle attività del tempio, sarebbe di nuovo nell’occhio del ciclone, per le accuse di un ex seguace . Su internet è stata pubblicata una lettera nella quale si afferma che Shi Yongxin “intratterrebbe rapporti sessuali con molte donne e avrebbe dei figli illegittimi”. Più in generale si tratta dell’ennesimo scandalo che scuote apparati religiosi, fomentati (benché Shi non sia nuovo a questo genere di scandali) dai media locali impegnati a denunciare ogni tipo di deviazione “religiosa”, per favorire – forse – la campagna di Xi che prova a restituire al paese un’identità confuciana.

Partiamo da quanto successo, perché le notizie rimbalzano sui media cinesi e stanno avendo un particolare successo nel propagarsi sulla rete. Il Global Times, voce non certo indipendente, riporta così i fatti: “Lo scandalo sessuale riguardante l’abate del tempio di Shaolin, Shi Yongxin, martedì scorso si è intensificato dopo che un seguace ha divulgato ulteriori elementi di prova a sostegno della sua affermazione”.

Shi Zhengyi, il delatore che afferma di essere un ex seguace del Tempio di Shaolin nella provincia centrale cinese dello Henan, “ha pubblicato un articolo su vari forum online dicendo che l’abate intratterrebbe rapporti sessuali con molte donne e abbia dei figli illegittimi”.

Martedì, Shi Zhengyi ha poi divulgato altre prove per dimostrare “che l’abate fu espulso dal Tempio Shaolin nel 1988, e ha fornito informazioni circa l’identità di una donna che è presumibilmente la madre del figlio illegittimo di Shi Yongxin”.

Con tutte queste prove, perché Shi Yongxin non si presenta per fare un test di paternità?” ha detto Shi Zhengyi ai media.

Shi Yongxin non è nuovo a queste accuse: nel 2013 il quotidiano El Periodico ha riferito nel luglio 2013 di un’amante dell’abate, una studentessa universitaria di Pechino, e di un figlio che vive in Germania. Il tempio ha respinto tali accuse.

Shi Zhengyi – l’accusatore – nel suo articolo definisce l’abate una “tigre”, appellativo spesso utilizzato in riferimento agli alti funzionari corrotti. “Secondo quanto riportato, le figlie e i nipoti dell’abate vivrebbero con la madre di Shi Yongxin nella provincia di Anhui”.

Perché – intanto – questa notizia ha avuto così ampio seguito in Cina? In primo luogo perché l’abate è decisamente famoso, soprannominato l’Abate Ceo, viste le sue abilità manageriali e di business che avrebbero trasformato, secondo i suoi detrattori, il tempio Shaolin in un luogo turistico, una sorta di Gardaland buddista. Non a casa le associazioni buddiste hanno preso male i nuovi rumors sulle attività sessuali del monaco, sostenendo che tutto il buddismo ne verrebbe segnato in modo negativo (e non si può dare torto alle associazioni).

In secondo luogo c’è una questione più generale: la Cina da tempo vede il fiorire di santoni e sette religiose o pseudo tali. La grande rincorsa economica del paese ha creato scompensi da un punto di vista dell’identità. Anche per questo XI Jinping, se ha recuperato Mao dal punto di vista della gestione politica del potere, sta cercando di recuperare Confucio nel tentativo di ridare un’anima alla Cina (oltre alle caratteristiche intrinseche del confucianesimo, particolarmente gradite a chi sta in posizioni di potere).

Negli ultimi tempi infatti gli scandali legati a santoni o rappresentanti di vari culti non sono stati pochi e sono stati evidenziati dalla stampa, proprio nel tentativo di screditarli agli occhi della popolazione.

Come riportano i quotidiani nazionali, “il presunto leader del culto Huazangzongmen o Huazang Dharma, Wu Zeheng, è stato accusato di aver organizzato un gruppo di culto, di stupro, di guadagno illecito e truffa”, come ha scritto lo scorso 15 luglio l’agenzia di stampa Xinhua.

Alcune persone hanno seguito questi cosiddetti maestri senza fede religiosa, mentre altri stanno perseguendo i propri guadagni personali associandosi ai funzionari o alle celebrità attraverso i leader religiosi o cosiddetti maestri,” ha detto al Global Times Li Anping, vice segretario generale della China Anti-cult Association.

Il 16 luglio, un maestro autoproclamato di Qigong, Wang Lin, proveniente dalla provincia del Jiangxi, “è stato arrestato per presunto coinvolgimento nell’omicidio di un discepolo. Wang è diventato famoso sostenendo di aver salvato “migliaia di vite” attraverso la sua magica pratica del Tai Chi e vantandosi di avere stretti legami con alti funzionari e celebrità. “La religione ha una grande influenza sulla gente. I leader religiosi non dovrebbero deificare se stessi, né approfittare dei loro seguaci”, ha detto Li al quotidiano cinese.
@simopieranni

 

 

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