Lo stupro di Delhi, un anno dopo


Oggi l'India ricorda lo stupro e assassinio di "Nirbhaya", la studentessa di fisioterapia di 23 anni violentata da un gruppo di uomini ora in carcere con una sentenza capitale passata in primo grado.

Oggi l’India ricorda lo stupro e assassinio di “Nirbhaya”, la studentessa di fisioterapia di 23 anni violentata da un gruppo di uomini ora in carcere con una sentenza capitale passata in primo grado.

Nel paese è tempo di bilanci, ci si chiede se la morte della giovane studentessa sia stato un “sacrificio” propedeutico a cambiare radicalmente la condizione tragica dei diritti delle donne in India, schiacciate dalla società patriarcale imperante.

Come lo scorso anno, l’opinione pubblica indiana è divisa in diverse fazioni differenti per approccio e sistema di valori applicato alla valutazione del caso. Ma la morte di Nirbhaya ha avuto effetti innegabili, riconosciuti su larga scala nel paese.

Ha prima di tutto sollevato a livello mediatico l’annosa questione di genere, in India spesso e volentieri spazzata sotto il tappeto della tradizione e della difesa dai costumi occidentali, elemento della globalizzazione destinato a rivoluzionare – presto o tardi – la vita del secondo paese più popoloso al mondo. La sfida, titanica, è riuscire a raggiungere un grado di emancipazione femminile degno di una democrazia senza per questo venir meno alla specificità culturale indiana. Brutalmente, applicare un femminismo con caratteristiche indiane che non sia la brutta copia di quello occidentale.

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