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Lupi della notte, ma mica agnelli di giorno

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Il gruppo di motociclisti russi ha legami con gruppi paramilitari e servizi di sicurezza. Intanto stanno attraversando alla spicciolata le frontiere europee, alla volta di Berlino. Ultimo avvistamento, Vienna. Tra divieti, visti negati, escamotages e tanto fumo negli occhi, chi sono e perché fanno tanto paura i Lupi della notte.

Sul loro capo, Alexander Zaldostanov detto “il Chirurgo”, si è scritto di tutto e di più, dalla sua amicizia personale con Putin alle scorribande in moto in Crimea. Diciamo che il fisico del babau ce l’ha, e il soprannome pure ricorda il personaggio di un film dell’orrore. Ma questa è apparenza. L’ex dentista nato in Ucraina e che cavalca una moto americana è l’uomo immagine del putinismo: ossequio all’ortodossia religiosa e sciovinismo a gogo, machismo che sprizza da tutti i pori con una giusta dose di omofobia, esaltazione dei valori russi in antagonismo alla decadenza dell’Occidente. Una specie di ufficio stampa del Cremlino su due ruote.
Il gruppo ha avuto un notevole ruolo d’immagine durante l’annessione della Crimea e la guerra in Donbass. “Sono pronto a mettermi alla mitragliatrice”, ha detto Zaldostanov. “Non ho dubbi su questo”. Per il suo supporto al “ritorno della Crimea” e ai separatisti dell’Est, al gruppo – diretto a Berlino per commemorare i 70 anni della vittoria sul nazifascismo – è stato negato il passaggio sul territorio polacco e lituano.
Ma perché fanno così tanta paura? Chi sono veramente questi Lupi della notte?

La holding dei Lupi

Curiosando sul loro sito si scoprono cose interessanti. Come per esempio il fatto che la gang fa parte di una Holding internazionale di strutture per la sicurezza chiamata Volk, Lupo. Una società che si occupa di servizi investigativi, addestramento, guardie del corpo e trasporto valori. E che opera, è scritto sul sito, “con il sostegno dei Lupi della notte”. Fanno riferimento all’organizzazione anche una serie di altre società legate al mondo militare e della sicurezza, come l’associazione Berretti verdi, l’associazione dei paracadutisti russi e il centro di addestramento alle tecniche di combattimento Systema. Quest’ultimo ha anche una sede in Italia. Il quartier generale della Volk è proprio nella sede del gruppo di motociclisti, il “baiker tsentr”, un garage alla periferia di Mosca che sembra un set di Mad Max.

A capo della holding c’è un certo Gennady Nikulov, ex parà, nel campo dei servizi di sicurezza dagli anni Novanta. Nikulov ha attraversato gli eventi degli ultimi vent’anni in Russia: “dal 1988 al 1992 ha difeso con le armi in mano la democrazia a Mosca”, si legge sulla sua biografia. E ancora, “nel 1993 ha preso parte all’assalto alla Casa bianca” e “dal 2014 ha preso parte agli eventi della ‘Primavera russa’ in Crimea”. Oggi è vicepresidente delle “forze di autodifesa” di Sebastopoli. Per i suoi meriti, Nikulov è stato insignito della medaglia “per il ritorno della Crimea” da parte del ministero della Difesa russo e “per la terza difesa di Sebastopoli”. Ma soprattutto, è stato autorizzato al porto di armi militari su proposta del membro della Duma Frants Klintsevich (uno che ama postare immagini di Stalin sul suo profilo Facebook) “per lo svolgimento di una speciale operazione di combattimento in Crimea”. Stando all’organigramma della holding, i Lupi della notte sono alle dirette dipendenze di Nikulov.

Frontiere chiuse

Ma non è per questi motivi che Polonia e Lituana hanno fermato alle loro frontiere la rombante carovana tutta bandiere russe e vessilli sovietici. Quanto piuttosto per le dichiarate prese di posizione in favore dell’annessione della Crimea e in supporto ai separatisti dell’est Ucraina. Le ragioni addotte sono state di ragione burocratica, documenti, carte, scartoffie. Allora vengono in mente due considerazioni. Da un lato che il loro torto si risolverebbe in una sorta di reato d’opinione e dall’altro che i metodi usati da polacchi e lituani sono esattamente gli stessi usati dalle autorità russe quando si vogliono liberare, per esempio, di qualche giornalista o una Ong straniera: cavilli, autorizzazioni mancate, visti negati. Con l’aggravante di offrire a Mosca una nuova occasione per protestare contro il mancato rispetto di quelle libertà d’espressione per cui l’Europa spesso la bacchetta. E giocare a fare la vittima. 

La carovana nel frattempo si è un po’ persa per strada. Siccome anche la Germania sembrava sul punto di fermarli – mentre Ungheria e Austria non hanno fatto problemi – i Lupi hanno lasciato il branco e si sono mossi in ordine sparso. Qualcuno in aereo, qualcun altro con la moto di un amico del posto per confondere, qualcun altro addirittura in auto a noleggio. Tutto pur di essere a Berlino per il 9 maggio, giorno della vittoria.
Comunque vada, il successo mediatico è assicurato. E il fumo di scappamento negli occhi, pure.

@daniloeliatweet

 

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