Macron in Ruanda, 27 anni dopo il genocidio


La missione diplomatica di Macron rappresenta la tappa finale della normalizzazione dei rapporti con il Ruanda. In programma, il vertice Africa-Francia il prossimo ottobre

Marco Cochi Marco Cochi
Da due decadi giornalista, blogger e ricercatore con focus sull'Africa sub-sahariana.

La missione diplomatica di Macron rappresenta la tappa finale della normalizzazione dei rapporti con il Ruanda. In programma, il vertice Africa-Francia il prossimo ottobre

Il Presidente francese Emmanuel Macron e il Presidente ruandese Paul Kagame camminano sui terreni del palazzo presidenziale prima di parlare a una conferenza stampa congiunta a Kigali, Ruanda, 27 maggio 2021. REUTERS/Jean Bizimana

A oltre dieci anni di distanza dall’ultima visita di un capo di Stato francese in Ruanda, lo scorso 27 maggio il Presidente Emmanuel Macron si è recato a Kigali, la capitale del Paese africano. La missione diplomatica di Macron arriva a 27 anni dal genocidio cominciato nell’aprile del 1994, che nell’arco di pochi mesi avrebbe lasciato sul terreno circa 800mila persone (tra tutsi e hutu moderati). Una visita molto attesa, volta a normalizzare le relazioni tra i due Paesi, rimaste tese per oltre un quarto di secolo a causa delle narrazioni contrastanti sul ruolo della Francia durante il genocidio. E le aspettative della vigilia non sono state disattese, come dimostrano le parole pronunciate dal venticinquesimo inquilino dell’Eliseo davanti al memoriale di Gisozi, dove sono sepolti i resti di 250mila delle vittime del genocidio.

La missione di Macron

“Questa visita è la tappa finale della normalizzazione delle relazioni tra i nostri Paesi. Sebbene la Francia non sia stata complice di quelle morti, per troppo tempo ha fatto prevalere il silenzio sulla ricerca della verità”. Una dichiarazione che rappresenta un’assunzione delle responsabilità da parte di Parigi nel suo sostegno al Governo ruandese in quel momento.  Un gesto altamente simbolico che produrrà una distensione nelle relazioni Ruanda-Francia e potenzialmente aprirà la porta ad altri atti riparatori. Del resto, lo scorso 26 marzo era stato presentato a Macron il rapporto della commissione presieduta dallo storico francese Vincent Duclert, incaricata di esaminare il ruolo della Francia in Ruanda dal 1990 al 1994.

Lo studio ha riconosciuto che le responsabilità di Parigi sono state “pesanti e schiaccianti”. Tuttavia conclude che la Francia non è stata “complice” negli eccidi. Una conclusione avvallata anche dal rapporto che il Governo di Paul Kagame ha affidato allo studio legale Muse di Washington.

Lascia spazio a qualche perplessità il fatto che i due Paesi per dialogare abbiano utilizzato due interposti rapporti, anche se gli avvocati americani affermano che “non hanno elaborato una risposta al rapporto francese e che la ricerca in questione è stata compiuta prima della pubblicazione del rapporto Duclert”.

Tuttavia, le affermazioni dei legali del blasonato studio di Washington potrebbero essere smentite dal fatto che il rapporto Duclert era già in fase di elaborazione da due anni. In realtà, l’utilizzo dei due rapporti sembra essere mirato alla volontà dei entrambe i Paesi di modificare le proprie posizioni senza approfondirle troppo, nell’intento di muovere verso una normalizzazione delle relazioni.

Gli interessi della Francia

Prima della missione diplomatica, non era scontato che Macron avrebbe presentato le sue scuse per l’operato francese durante il genocidio dei tutsi in Ruanda. Gli stessi tutsi che da sempre rimproverano alla Francia di aver sostenuto il regime genocidario del Presidente hutu Juvénal Habyarimana, tragicamente perito in un incidente aereo che il 6 aprile 1994 scatenò la mattanza.

Appare, inoltre, molto singolare che, tenendo conto del tempo trascorso e della situazione attuale, Parigi e Kigali ora si ritrovino in posizioni assai simili a quelle che avevano trent’anni fa. Adesso, però, i francesi hanno l’interesse prioritario di mantenere la loro influenza diplomatica in Africa, riaffermando le parole pronunciate nel lontano 1957 da François Mitterrand, che dichiarò “senza l’Africa, non ci sarà una storia francese nel XXI secolo”.

La visita in Ruanda rientra chiaramente nel tentativo di riformare gli approcci tradizionali della Francia nei confronti dell’Africa, ma resta da vedere se i diversi incontri di alto livello programmati dal Governo francese, potranno contribuire a cambiare un insieme di relazioni storicamente complesso.

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