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Make in India e una pubblicità che sembra un incubo

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La campagna Make in India, fiore all’occhielo della ricetta Modi per far ripartire l’economia indiana, comprende anche un video promozionale di un minuto, online su Youtube da diversi mesi. Qui, colpevolmente, ce l’eravamo perso, ma recuperiamo di corsa aiutandoci con alcune associazioni d’immagini e suoni che abbiamo fatto istintivamente alla prima visione.

 Ieri Debora mi ha scritto su Facebook: “Ma lo sapevi che sulla Bbc danno lo spot di Make in India?”. Non lo sapevo e, presumo, nemmeno molti di voi che leggono questo blog. È un documento imprescindibile per capire l’idea di India con la quale Narendra Modi ha stravinto le ultime elezioni nazionali, conquistando il favore di gran parte dell’elettorato indiano.

 

{youtube}cMBFq1ZUv6A{/youtube}

 

In un solo minuto i pubblicitari ingaggiati dal team Modi presentano la campagna che dovrebbe trasformare l’India nel nuovo centro di produzione mondiale di…qualsiasi cosa. E, messa così come la mettono nel video, è una visione terrificante: una carrellata di animazioni da Rivoluzione Industriale – quella dell’Ottocento però – con ingranaggi dai quali fuoriescono muletti dai quali fuoriescono elicotteri da guerra, sottomarini, satelliti, carrelli pieni di carbone e una pioggia di materiale nucleare.

Il tutto con una colonna sonora conciliante che ricorda molto i mai abbastanza musicalmente esecrati Einstürzende Neubauten, che però coi loro suoni industriali denunciavano l’alienazione del progresso, l’orrore dei suoni della fabbrica, sfogavano il disagio del boom degli anni ’80.

Qui invece il sottofondo da techno-acciaieria su immagini prese in prestito dai migliori fratelli Wachowski, dovrebbe assumere un significato positivo, un ritorno – se si vuole – alla mitologia industriale tipica di tutti i regimi autoritari del secolo scorso: l’entusiasmo di un paese che non vede l’ora di formicolare in fabbriche dove, attualmente, i diritti e le tutele dei lavoratori sfiorano lo zero; dove il 90 per cento della produzione nazionale è “informale”, dove la protezione dell’ambiente viene sistematicamente subordinata alle necessità della locomotiva produttiva e dove – già che siamo in tema – a New Delhi l’aria si è fatta quasi letteralmente irrespirabile.

Non è chiaro se siamo di fronte a un enorme fail comunicativo o se l’impressione terrificante che ho avuto dalla visione del video sia una mia personale tara mentale. Ma il minuto di India spersonalizzata ma operosa (avete notato che non c’è nemmeno un uomo o una donna nel video? e nemmeno un albero) della campagna Make in India mi ha lasciato solo moltissima angoscia.

Problema mio, evidentemente, visti i numerosi commenti entusiasti sotto al video che ormai ha superato i due milioni di visualizzazioni.

@majunteo

 

 

 

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