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Mali, apertura politica ai terroristi

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Il Presidente maliano Keita annuncia l’apertura di negoziati con i gruppi jihadisti. La Francia ha aumentato i soldati nel Sahel, mentre gli Stati Uniti potrebbero ridurli

Il Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita ha annunciato pubblicamente l’apertura di un dialogo tra il Governo e i principali gruppi jihadisti per cercare di contenere le violenze e ristabilire il controllo statale su tutte le zone del Paese: i territori più critici sono quelli del nord e del centro. “Il numero dei morti nel Sahel sta diventando esponenziale”, ha detto il Presidente Keita ai media francesi, “è tempo di esplorare alcune strade”. L’anno scorso soltanto nella porzione centrale del Mali sono stati uccisi almeno 456 civili, secondo un rapporto stilato dalla Ong Human Rights Watch.

La dichiarazione del Capo di Stato maliano arriva a un mese dalla fine del vertice di Pau – voluto dalla Francia – tra gli Stati membri dell’alleanza G5 Sahel: Burkina Faso, Ciad, Mauritana, Niger e appunto Mali. La riunione si è conclusa con il rinnovamento dell’impegno alla lotta al terrorismo nella regione.

Parigi possiede delle truppe nel Sahel dal 2013 per contrastare i gruppi estremisti affiliati ad al-Qaeda (Nusrat al-Islam) e allo Stato Islamico. Ma, oltre alle difficoltà e alle perdite, ha dovuto fare i conti anche con la crescita dei sentimenti anti-francesi tra le popolazioni dell’Africa occidentale. Il summit tra Francia e G5 è così servito al Presidente Emmanuel Macron per ricompattare l’alleanza e rafforzare la legittimità della presenza militare francese.

L’annuncio del Mali di voler aprire dei negoziati con i leader jihadisti deve dunque aver ricevuto il consenso di Parigi, che tra l’altro ha aumentato – portandolo a oltre 5 mila – il numero di soldati schierati in Sahel.

Chi invece, al contrario, potrebbe voler ridurre la propria presenza nella regione sono gli Stati Uniti. Un documento rilasciato questi giorni dal Governo americano ha spiegato che l’obiettivo di Washington nel Sahel è cambiato: da debellare i gruppi islamisti a “contenerli” soltanto. Lo United States Africa Command, il commando responsabile per le operazioni militari nel continente africano, teme uno spostamento di risorse dall’Africa subsahariana alla Libia, dove potenze straniere come la Russia e la Turchia sono sempre più coinvolte.

La Francia ha invitato gli Stati Uniti a non tagliare il numero di truppe schierate in Africa occidentale. I militari americani, invece, temono che una riduzione generale dell’impegno di Washington nel continente possa favorire la penetrazione di rivali strategici come la Cina e la Russia.

@marcodellaguzzo

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