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Marcos, la morte virtuale di un mito “No Global”

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Un po’ impostore e un po’ rivoluzionario, il Subcomandante del Chiapas appende passamontagna e “ologramma”.

 

Quando nella notte del 25 maggio inizia a pronunciare le parole – poetiche e melanconiche – del suo lungo discorso su Radio Insurgente, non ci si aspettava che il mitico Subcomandante Marcos avrebbe annunciato la sua morte. E tantomeno la sua rinascita.
 
Solo il giorno prima, il leader messicano dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) era riapparso in pubblico dopo cinque anni di silenzio: a cavallo, passamontagna nero e pipa in bocca, l’occhio destro coperto da una benda da pirata con l’effige di un teschio.

Era apparso per onorare la morte del compagno Galeano, militante e maestro di una Escuelita Zapatista, o Piccola Scuola Zapatista, ucciso a colpi di fuoco e di machete da gruppi paramilitari alcune settimana prima. Poche ore dopo la cerimonia d’addio a Galeano, annunciando anche la morte di Marcos, il Subcomandante si ribattezza con l’identità dell’amico perduto.

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