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Mario Draghi al Financial Times: il suo intervento spiegato da Giuseppe Scognamiglio

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Mario Draghi al Financial Times: l’intervento commentato dal Direttore di eastwest. Non preoccupiamoci dell’aumento del debito pubblico. L’alternativa peggiore sarebbe distruzione della capacità produttiva e conseguente erosione della base fiscale

 

Il Direttore Giuseppe Scognamiglio commenta l’articolo di Mario Draghi pubblicato sul Financial Times.

Il primo punto su cui l’ex Presidente della Bce si sofferma parte dalla seguente questione: come evitare che il costo economico si trasformi da inevitabile recessione, che stiamo attualmente vivendo, in una depressione prolungata? L’unica risposta possibile, commenta Draghi, è l’aumento del debito pubblico, per evitare che la perdita del settore privato diventi irrecuperabile.

La priorità, continua, deve essere evitare che le persone perdano il lavoro, non solo fornire un supporto a chi lo perde. E come? Bisogna immettere subito liquidità nel sistema. Bisogna agire sul mercato obbligazionario, soprattutto a beneficio delle grandi imprese, ma anche sulle banche e gli istituti postali. Questo per poter raggiungere anche le piccole imprese.

Una catena di prestiti

Il terzo punto specifica come le banche possano aiutare effettivamente le imprese. Draghi ritiene indispensabile che banche siano pronte a prestare alle imprese a costo zero. A questo punto, diventerebbero uno strumento della politica pubblica, e i Governi dovrebbero procurare capitale sotto forma di garanzie statali su tutti gli scoperti e i prestiti.

Questa azione – e qui il quarto punto – non deve portare vantaggi solo a quelle aziende che potranno restituire i prestiti, ma deve essere mirata anche a quelle imprese che, in situazioni di difficoltà, non siano in grado di restituire nell’immediato. In questa prospettiva, i Governi possono sovvenzionare direttamente l’azienda, oppure la si lascia fallire e vengono fatte valere le garanzie in modo da salvaguardare almeno la parte finanziaria della catena di prestiti.

L’inevitabile conseguenza di questa politica – conclude Draghi – è che il debito pubblico aumenterebbe, ma l’alternativa sarebbe peggiore: distruzione della capacità produttiva e conseguente erosione della base fiscale. Bisogna essere tempestivi, e farlo auspicabilmente in tutta Europa.

In un quadro del genere, il Mes – il Meccanismo europeo di stabilità (spiegato bene qui) e gli eurobond ci consentirebbero di muoverci verso questa direzione.

 

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