Masai contro Dubai


Se n’era già parlato l’anno scorso ma in quell’occasione, in seguito alle proteste della popolazione e a una campagna globale sul web, il governo era stato costretto a fare marcia indietro.

Se n’era già parlato l’anno scorso ma in quell’occasione, in seguito alle proteste della popolazione e a una campagna globale sul web, il governo era stato costretto a fare marcia indietro.

Tanzania: Crater hightland; young Masai - Photo Sergio Pan - www.juzaphoto.com

Ora, invece, sembra che Mizengo Pinda, primo ministro della Tanzania, abbia cambiato di nuovo idea e che quindi 40mila Masai, che nel nord del Paese alle porte del parco del Serengeti, hanno casa da secoli, si trovino di nuovo a dover affrontare il rischio di un allontanamento forzato dalle loro terre ancestrali per far posto ad una nuova riserva di caccia commerciale voluta fortemente da una compagnia con sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Secondo i Masai la vendita del terreno agli emiri, un terreno di 1500 chilometri quadrati, avrebbe effetti devastanti non solo sui 40mila che quella terra la abitano, ma anche su altri 40mila Masai che in un modo o nell’altro da quell’area dipendono.

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