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Matching Italia – Turchia


Il Paese ha goduto di un’ottima stabilità politica per oltre un decennio, ma certamente con le prossime tornate elettorali (marzo: le amministrative / agosto: le presidenziali) nuove sfide si stanno presentando, come gli ultimi eventi (GeziPark e maxi-inchiesta per corruzione) hanno evidenziato.

Il Paese ha goduto di un’ottima stabilità politica per oltre un decennio, ma certamente con le prossime tornate elettorali (marzo: le amministrative / agosto: le presidenziali) nuove sfide si stanno presentando, come gli ultimi eventi (GeziPark e maxi-inchiesta per corruzione) hanno evidenziato.

Sebbene secondo gli ultimi sondaggi l’AKP risulti ancora il primo partito con circa il 45% dei consensi, la tensione dovrebbe persistere nel periodo pre-elettorale. Per quanto riguarda invece la questione curda, la trattativa di pace con i curdi potrebbe subire rallentamenti in questo periodo, considerata anche l’attuale agenda politica del paese. Non c’è alcun dubbio sul fatto che il processo di pace rappresenti un’opportunità storica e politica per la soluzione pacifica della questione curda. Tuttavia, ricordiamo come il “pacchetto di democratizzazione” abbia ampiamente disatteso le aspettative dei curdi, sebbene costituisca un passo nella giusta direzione. Passi importanti sono stati fatti anche nei rapporti con l’Unione europea. A fine 2013 i negoziati tra Turchia e l’Ue sono ripresi – dopo un congelamento durato quasi 3 anni e mezzo – con l’apertura del capitolo 22, politiche regionali (dall’avvio dei colloqui – 2005 – sono stati aperti finora 14 su 35 capitoli negoziali, dei quali solo uno è stato chiuso). Inoltre, è stato firmato un accordo di riammissione, con il quale il Governo turco si impegna a riaccettare gli immigrati clandestini passati dal suo territorio nell’Ue in cambio della prospettiva di una futura abolizione dei visti d’ingresso nell’Ue. 

Economia di successo: dalla crisi economica del 2000 l’economia turca è emersa completamente trasformata e presenta oggi una crescita economica importante e stabile: 18° economia mondiale, 7° economia europea. Nel 2010 crescita a livelli cinesi 9,2%. Ma la modernizzazione dell’economia turca non è caratterizzata tanto dalla sua crescita economica quanto dal miglioramento di quegli indicatori che da sempre rappresentano i suoi “talloni di Achille”:

– Un’economia in forte espansione (un PIL più che triplicato, passato da €169 a €617 mld dal 2002 al 2012).

– Una crescita economica stabile con un tasso di crescita medio annuo del PIL reale del 5% nell’ultimo decennio).

– Un’economia promettente che, secondo le previsioni, registrerà la crescita economica più rapida tra i membri dell’OCSE tra il 2012 e il 2017, con un tasso di crescita medio annuo del PIL reale pari al 5,2%.

– Centralità consolidata del mercato turco: è il piu’ grande produttore dei veicoli commerciali in Europa ed il 16° piu’ grande produttore automobilistico al mondo; produttore d’acciao al mondo ed il secondo nell’Ue-27; 7° destinazione piu’ visitata al mondo con oltre 28 milioni di turisti e 102 milioni di passeggeri aerei (Italia 5 Paese al mondo con 46,1 mln); 46 milioni carte di credito (in Italia quasi 30 mln ma di cui 16 mln dormienti),  62 milioni di utenti GSM (Italia 96 mln), 35 milioni di utenti  Internet ancora con un ulteriore potenziale di crescita (34 milioni in Italia).

– Un’economia istituzionale alimentata da oltre €90 mld in investimenti diretti esteri (IDE) nell’ultimo decennio.

– Un settore privato dinamico e maturo con $153 mld di esportazioni e un aumento del 325% tra il 2002 e il 2012 (TurkStat)

– Sistema bancario solido, caratterizzato da elevati livelli di liquidità e supportato da un’ampia base di depositi, che potrebbe attrarre nuovi investitori stranieri nel settore (in particolare verso istituti di piccole-medie dimensioni).

– Inflazione: 70% nel 2002, 7,4% nel 2013.

– Partite correnti nel 2012 per la prima volta in miglioramento grazie al rallentamento registrato in uno dei maggiori problemi turchi il disavanzo commerciale (diminuito nel 2012 del 20%).

– Riassetto delle finanze pubbliche. Il debito nominale al 74% nel 2002 è oggi a meno del 37% del Pil; il deficit di bilancio dal 10% del Pil nel 2002 ha raggiunto il pareggio nel 2011 ed è oggi intorno al 1,5%.

– Classe media in continua crescita. Oggi oltre il 59% della popolazione (oltre 43 mln di persone) ne fanno parte, il valore del Pil nominale è più che triplicato e il Pil pro-capite è passato da €1,5mila del 2002 a €8mila nel 2012. Crescita della propensione al consumo grazie anche alla diffusione di moderni sistemi di carte di credito che permettono la rateizzazione degli acquisti in modo sistematico.

 Il consumatore turco è sempre più esigente: sì, è vero che negli ultimi anni l’industria alimentare turca ha registrato una crescita costante e che i consumatori sono diventati sempre più esigenti, soprattutto in seguito all’ampliamento dell’offerta da parte dei grandi punti vendita al dettaglio. Sebbene infatti i consumatori turchi continuino a rivolgersi ancora a piccoli rivenditori per l’acquisto di generi alimentari, la quota di tali rivenditori tradizionali è tuttavia in diminuzione. Al contrario, la tendenza attuale mostra come i consumatori preferiscano sempre di più acquistare presso le grandi catene alimentari (supermercati e ipermercati) che offrono una più ampia gamma di prodotti e merci di qualità superiore (si vedano avanti le quotedi mercato delle principali catene distributive internazionali). Infine, la recente apertura (16 dicembre 2013) di Eataly, una sorta di ambasciata supplementare dell’italianità dal punto di vista della gastronomia, a Istanbul/Zorlu Center, è indicativa della tendenza dei consumatori turchi verso un’alimentazione sempre più sofisticata e i prodotti di qualità.

Propensione al consumo in crescita: In Turchia la classe media è infatti in continua crescita (circa il 60% della popolazione ne fa ormai parte) ed il punto di forza del settore è soprattutto la propensione al consumo, grazie alla giovane età della popolazione ed alla diffusione di moderni sistemi di carte di credito che permettono la rateizzazione degli acquisti in modo sistematico.

Per tutti questi motivi, anche in tempi di crisi, i Brand che hanno curato attentamente il contenuto sostanziale del prodotto, in termini di qualità e servizio, non dovrebbero avere problemi a sopravvivere alla concorrenza dell’offerta a costi più bassi del mercato.

Quote di mercato delle principali catene distributive internazionali:

–     Migros 9%

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