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Renzi: deserto saudita o Quirinale?

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Matteo Renzi in Arabia Saudita ha elogiato il principe saudita Mohammed bin Salman. Il video del colloquio è diventato virale, ma ha scatenato le critiche di molti

L’ex Primo Ministro italiano Matteo Renzi a Palazzo Madama a Roma, 19 gennaio 2021. Andreas Solaro/Pool via REUTERS

Nella primissima Repubblica – a un certo punto -, sotto la spinta di qualche ricorrente campagna moralizzatrice, si aprì un dibattito che, visto con gli occhi di oggi, sembrerebbe quasi surreale. Si discuteva non tanto se fosse consentito a un politico di professione di avere una consulenza esterna o un incarico retribuito ma se grandi professori universitari come Aldo Moro e Francesco De Martino potessero ancora, svolgendo attività politica e di Governo, salire in cattedra nelle Università rinunciando ovviamente a percepire ogni tipo di prebenda.

Lo “spirito dei tempi” sembrerebbe invece quasi assolvere in via preventiva l’ultima “incursione nel deserto” dell’Arabia saudita nella reggia del discusso principe ereditario Mohammed Bin Salman dell’ex premier Matteo Renzi. E tutto questo proprio in coincidenza con la crisi aperta dalla sua Italia Viva. Tanto che Renzi è dovuto salire all’ultimo momento sul Gulfstream del principe saudita per tornare in tempo a Roma ed essere ricevuto dal Presidente Mattarella al Quirinale.

“L’Italia – ha spiegato poi Renzi – si sta giocando il futuro. La crisi deve decidere del Recovery Plan, vaccini, scuole. Chi ha idee, le porti al tavolo, chi non ne ha, usi i diversivi, l’aggressione personale, la simpatia, il carattere”. Il “diversivo” di oggi sarebbe la conferenza internazionale a Riad. “Prendo l’impegno – promette Renzi, sperando di soffocare le polemiche – di discutere con tutti i giornalisti in conferenza stampa dei miei incarichi internazionali, delle mie idee sull’Arabia Saudita, di tutto. Ma lo facciamo la settimana dopo la fine della crisi di Governo. Adesso è del futuro dell’Italia, non del futuro dei sauditi, che stiamo discutendo”.

Il dialogo tra il principe ereditario Mbs e Renzi è stato trasmesso in video nella seconda e ultima giornata della conferenza, a cui hanno partecipato 150 relatori, tra cui David Solomon, Ceo di Goldman Sachs, Stephen Schwarzman, Direttore del fondo di investimento Blackstone e Larry Fink, Ceo della società americana Blackrock. Renzi ha sostenuto che “l’Arabia Saudita è il luogo del nuovo Rinascimento”. Affermazione che ha suscitato un coro di critiche di quanti hanno ricordato che la situazione dei diritti umani in Arabia Saudita è piuttosto lontana dagli standard occidentali. Il Presidente di Italia Viva, Ettore Rosato, scomoda perfino l’invidia (non si capisce se per la “lezione” sul Nuovo Rinascimento o per gli 80mila euro di competenze percepite da Renzi come membro dell’Advisory Board del Future Investment Initiative saudita). “Da senatore, – afferma Rosato – Renzi nel rispetto delle leggi, fa quello che fanno tutti gli altri leader mondiali, è chiaro che uno che non è considerato al di fuori dei confini e in questa politica nazionale ne abbiamo tanti, suscita un po’ di invidia, però non è con l’invidia che si Governa il Paese”.

Il verde Bonelli si domanda tuttavia “cosa c’entra il Rinascimento con la realizzazione sulle coste del Mar rosso in un’area marina protetta e incontaminata di 22 resort su 22 isole, di un aeroporto da 1 milione di passeggeri l’anno e della costruzione di una città, che si chiamerà The Line, da oltre 1 milione di abitanti lunga 172 km voluta dalla società Neom, di cui è Presidente del consiglio di amministrazione il principe saudita Bin Salman?”. E aggiunge: “Chi protesta in Arabia Saudita viene arrestato, i dissidenti muoiono in carcere e vengono perseguitati – come nel caso di Loujain al-Hatloul, attivista per i diritti delle donne condannata a 5 anni – o fatti a pezzi come nel caso del giornalista Jamal Kashoggi del Washington Post”.

Tanto per montare meglio il caso, incrudelire il confronto tra grillini e renziani e aprire un altro fronte con il regime di Riad, il sottosegretario grillino agli Esteri, Manlio Di Stefano, annuncia “la revoca della vendita di 12.700 bombe all’Arabia Saudita autorizzate nel 2016 da Renzi proprio nel momento peggiore della guerra in Yemen”. Ordigni, ricorda Di Stefano, utilizzati nel conflitto in Yemen, Paese dove Arabia Saudita ed Emirati sono coinvolti militarmente nel quadro di una coalizione araba che sostiene il Governo Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale e che combatte i ribelli Houthi. Ma un altro sottosegretario alla Farnesina di Italia viva, Ivan Scalfarotto, chiarisce: “Fu proprio Manlio Di Stefano a venire in aula, nel giugno 2019, a chiedere a nome del Conte 1 il voto per l’embargo solo su bombe di aereo e missili e non sulle altre armi. Con la nostra maggioranza, il mese scorso, si è riparato al grave errore di allora”. Con immediata controreplica via Twitter di Di Stefano: “La risoluzione di revoca è a prima firma di Yana Ehm, l’iter è stato gestito da me come delegato e da Luigi Di Maio come Ministro, l’approvazione finale è stata di Giuseppe Conte. Tutti nomi – sottolinea Di Stefano – espressione del M5S. O vivi di manie di protagonismo come il tuo leader o sei molto confuso”.

Poi, alla fine, sono le fonti ufficiali della Farnesina a precisare: “I contratti di export di armi con alcuni Paesi non sono iniziati nel 2014, ma prima, quindi è tecnicamente sbagliato attribuirli a un singolo o a una singola forza politica. Peraltro, se si considerano i 3 anni precedenti la guerra in Yemen e i 3 anni successivi, il valore complessivo di armamenti venduti a Riad non è aumentato, anzi è diminuito. Lo stop all’export di bombe e missili arrivò con una risoluzione del Parlamento poche settimane prima del Conte II, il che significa che le esportazioni di armamenti andarono avanti per tutto il corso del Conte I”.

Ma il principe ereditario saudita, più che a Renzi, guardava da tempo agli Stati Uniti, dove aveva un importante alleato in Donald Trump che gli garantiva contratti miliardari di armamenti in funzione anti-Iran e una pietra tombale sulle responsabilità in vari casi giudiziari aperti. Mohammed bin Salman, era accusato di avere ordinato a una squadra di sicari di uccidere un ex alto funzionario dell’intelligence saudita, Saad Aljabri, che aveva intentato una causa legale nella quale affermava che Salman avrebbe inviato una squadra di sicari dove lui si trova in esilio.

Fatto sta che il nuovo Presidente, Joe Biden, ha temporaneamente sospeso la vendita di armi all’Arabia Saudita e di caccia F-35 agli Emirati Arabi Uniti al fine di “riesaminare le decisioni prese sotto la presidenza di Donald”. Un portavoce ha precisato che il congelamento punta a fare in modo che “la vendita di armi statunitensi risponda ai nostri obiettivi strategici di costruire alleanze di sicurezza più forti, intercambiabili ed efficaci”.

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L'AUTORE

Gerardo Pelosi

Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.
GUALA
AUTEC