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GOSSIP INTERNAZIONALE

Med Dialogues: le sette priorità e l’intervento di Conte

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Si è conclusa la sesta edizione dei Mediterranean Dialogues. Ci si interroga su come sarà il Mediterraneo dopo il Covid e con Biden alla Casa Bianca

Una motovedetta della marina israeliana al largo della costa di Haifa, a nord di Israele, 1 dicembre 2020. REUTERS/Ilan Rosenberg

La sesta edizione dei Mediterranean Dialogues (Med) si è svolta per la prima volta in formato digitale. Milioni di persone però si sono collegate per ascoltare in streaming le idee sul futuro del Mediterraneo allargato, idee espresse da rappresentanti di Governo delle due sponde del Mediterraneo e da esponenti delle imprese, della società civile e del mondo della cultura e della scienza.

Gli obiettivi

Secondo Giampiero Massolo – Presidente dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), che insieme alla Farnesina ha curato l’organizzazione dell’evento – sono sette i messaggi di questa edizione. Una sorta di memorandum in sette punti da riempire di contenuti nei prossimi mesi.

Il primo punto, ha spiegato Massolo, è lasciarsi alle spalle la pandemia non solo per pensare ai vaccini e alle cure ma come cambio culturale per progettare il futuro post Covid. Il secondo messaggio è far lavorare insieme i Governi del lato nord per una maggiore coesione tra loro e creare maggiore disponibilità alla collaborazione regionale nel lato sud. Il terzo messaggio è quello di non lasciare tutto nelle mani dei Governi ma di coinvolgere di più le società civili, le Ong, le industrie, le Università e le istituzioni culturali. Il quarto messaggio è quello di sviluppare un modello di crescita più inclusivo che abbia attenzione alla formazione, all’occupabilità delle forze lavoro e a una crescita progressiva per le due sponde, con la condivisione delle stesse risorse, dall’ambiente marino alle fonti energetiche. Il quinto messaggio riguarda i flussi migratori e vuole impedire che l’immigrazione non controllata possa aumentare i rischi di fondamentalismo e marginalizzazione e creare flussi di immigrazione regolare. Il sesto messaggio è lo sviluppo di una cultura che favorisca il dialogo e impedisca estremismo e nazionalismo. Settimo e ultimo punto in agenda l’emancipazione o empowerment delle donne e dei giovani della sponda sud, vero motore di crescita e sviluppo sostenibile in quell’area del mondo.

L’intervento di Conte

Nel suo intervento conclusivo, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricordato che l’approccio multilaterale della nuova amministrazione Usa non può essere utilizzato come alibi dall’Europa per non svolgere il suo ruolo di stabilità nel Mediterraneo allargato. “Il mio augurio – ha detto Conte – è che il prossimo anno, tutti noi possiamo tornare a partecipare di persona ai Med Dialogues. Una speranza che per il nostro Paese è anche un impegno. La salute come valore universale è un obiettivo che vede l’Italia e l’Europa in prima linea. Anche per questo, il 21 maggio 2021 ospiteremo a Roma il Global Health Summit, in collaborazione con la Commissione europea nel quadro della nostra presidenza al G20, ma con una platea più ampia”.

L’esperienza e le prospettive che guideranno l’azione italiana nella realizzazione di queste iniziative secondo Conte devono molto al Mediterraneo perché “per posizione geografica e storia siamo un Paese che ha nel Dna il dialogo e il confronto. Sappiamo bene cosa sia e cosa implichi l’interdipendenza. E conosciamo anche l’impegno e lo sforzo che occorre per coltivare sempre la via del dialogo. Ma sappiamo anche che è sempre la più redditizia”. Il Mediterraneo, secondo il premier, deve continuare a essere “una sorgente inestinguibile di creatività dove le persone possono ricevere le luci della conoscenza, la grazia della bellezza e il calore della fraternità.” Così lo descrisse, tempo fa, un illustre politico e accademico italiano, Giorgio La Pira.

Ma vecchie crisi e scenari conflittuali come le ambizioni egemoniche turche richiedono una politica di vicinato della Ue e della Nato. L’Italia, ha affermato Conte, guida la missione Unifil in Libano, è in Iraq il maggiore contributore di forze anti Isis e comanda la missione europea Irini per l’embargo di armi alla Libia. L’Europa deve avere una voce unitaria sui migranti dove il recente patto Ue per l’immigrazione è “una buona partenza ma insufficiente”.

@pelosigerardo

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L'AUTORE

Gerardo Pelosi

Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.
GUALA