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RETROSCENA

Mediterraneo orientale: realpolitik batte ideologia

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Nel Mediterraneo orientale si confrontano e dialogano, sulla ricerca di gas, numerosi attori geopolitici, con la Turchia protagonista di un acceso confronto diplomatico

Una nave vicino il giacimento di gas naturale Leviathan nel Mar Mediterraneo al largo della costa di Haifa, nel nord di Israele, 1 ° dicembre. 2020. REUTERS/Ronen Zvulun

Le tensioni geopolitiche verificatesi nel Mediterraneo orientale negli ultimi due anni hanno riportato la regione sotto i riflettori della politica internazionale, con la Turchia protagonista di un acceso confronto diplomatico con numerosi attori sul campo. Le esplorazioni di Ankara per la ricerca di gas in un’area fortemente contesa non sono evidentemente passate inosservate, spingendo player di peso quali l’Unione europea, Israele e l’Egitto a intervenire direttamente per contrastarne l’azione.

Il gas diviene, così, l’ultimo dei temi di discussione con la Turchia, realtà strategicamente fondamentale per gli equilibri tra est e ovest ma anche per l’asse nord-sud, che passa dall’Anatolia e si spinge fino alle nazioni del Golfo e oltre. Un esempio concreto si trova nella vicinanza militare turca alla Russia — con la compravendita dei missili a lunga gittata S-400 —, che ha instillato in seno alla Nato dubbi sull’effettiva volontà di partecipazione di Ankara al Patto Nord Atlantico.

Il ruolo della Turchia

Ma non solo. Il ruolo del Paese guidato dal Presidente Recep Tayyip Erdogan infastidisce l’Egitto per via dei contrasti in Libia: infatti, senza il supporto turco, il Governo internazionalmente riconosciuto di Fayez al-Sarraj avrebbe subito l’avanzata del Generale della Cirenaica Khalifa Haftar, spalleggiato da Il Cairo e Mosca. Ancora, le tensioni trovano luce nel boicottaggio del Qatar da parte egiziana, di Emirati Arabi Uniti, di Bahrein e Arabia Saudita vista la politica estera autonoma di Doha, vicina proprio alla Turchia e all’Iran.

In questo quadro estremamente intrecciato, nel quale saltano apparentemente le classiche letture nelle alleanze e nelle posizioni assunte, l’East Mediterranean Gas Forum (EMGF) potrebbe svolgere un’attività di mediazione delle singole esigenze, specie se Ankara non verrà del tutto esclusa dal dialogo sulla gestione delle risorse e se la sua leadership non risponderà alla nuova istituzione internazionale con sospetto preventivo.

Il Forum del Gas per il Mediterraneo orientale, che nasce nel 2018, trova concretezza nel settembre del 2020 con la firma dello Statuto istitutivo per mano dei rappresentanti di Egitto, Giordania, Autorità Palestinese, Israele, Cipro, Grecia e Italia. L’EMGF — con sede nella capitale egiziana — è stato definito come strumento di dialogo che ha come obiettivo la valorizzazione delle risorse di gas recentemente scoperte nel bacino del Levante, aperto alla partecipazione di altri Paesi presenti nell’area.

Ci si riferisce ai giacimenti al largo di Israele come Tamar, scoperto nel 2009 e Leviatano, individuato nel 2010, ai quali si unisce quello ribattezzato Afrodite nelle acque fuori Cipro localizzato nel 2011, Zohr in Egitto nel 2015 e nel 2019, ancora in acque cipriote, Glaucus-1. Si calcola che il Mediterraneo orientale ospiti l’1% delle riserve di gas mondiale: non tanto da impensierire il 24,3% della Russia, il 17,3% dell’Iran o il 12,5% del Qatar ma abbastanza per scatenare l’appetito di tutte le realtà, più o meno vicine, che nel Mediterraneo orientale si affacciano.

L’Italia e l’EastMed Gas Forum

Tra queste, gioca un ruolo di fondamentale importanza la stessa Italia, attiva nella regione con aziende fiore all’occhiello del Belpaese quali Eni, Saipem e Snam. Roma è attiva sia dal punto di vista delle politiche energetiche che diplomaticamente, potenzialmente capace di svolgere un ruolo da mediatore principale con le realtà chiamate in causa, sia quelle all’interno dell’East Mediterranean Gas Forum — con la partecipazione di Israele e Autorità Palestinese — che esterne come la Turchia, con la quale l’Italia mantiene positivi rapporti basati sul contesto storico e commerciale.

Per l’Italia, la firma istitutiva del Forum del Gas per il Mediterraneo orientale è stata apposta da Alessandra Todde, Sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo Economico. In un’intervista esclusiva per eastwest, la Sottosegretaria ha approfondito il valore della partecipazione italiana al Forum e quanto l’iniziativa possa essere volano per l’economia, per la pace tra realtà ancora politicamente distanti, per il rafforzamento del multilateralismo.

“Poter instaurare attraverso il dialogo sull’energia un modello di cooperazione per un’area strategica del Mediterraneo mette a fattor comune tecnologia e capacità che abbiamo a livello Paese”, vista la partecipazione attiva di Eni, Saipem e Snam, spiega Alessandra Todde. L’East Mediterranean Gas Forum è stato definito dall’esponente del Mise un modello di sviluppo sostenibile per la regione.

“I 7 Paesi si confrontano rispetto alle infrastrutture, a come utilizzare le risorse, alle modalità di collaborazione. Nell’ambito della posizione dell’Unione europea verso il green deal — spiega la Sottosegretaria — il Forum diventa un modo per portare in questo particolare frangente geopolitico i modelli dai più alti standard esistenti rispetto alla sostenibilità”. Il richiamo della Sottosegretaria Todde al green deal europeo non è casuale, visto che anche Bruxelles osserva con grande attenzione l’evolversi di quella che è divenuta una organizzazione internazionale inter-governamentale, con 3 Paesi su 7 membri della stessa Ue.

“Iniziative di questo genere sono promotrici di stabilità — afferma Todde — perché mantengono il dialogo aperto su interessi specifici”, permettendo alle aziende — comprese quelle italiane — “di partecipare in maniera propositiva alle tematiche prettamente ingegneristiche, con l’Italia considerata tra i Paesi tecnologicamente più competitivi. Un modo per le nostre imprese — continua la Sottosegretaria — di proporsi ed essere più presenti all’interno di quest’area”.

Il ruolo dell’Unione europea

L’Ue — che dentro EMGF ha il ruolo di osservatore insieme agli Stati Uniti e agli Emirati Arabi Uniti — ha dimostrato di voler tutelare gli interessi del blocco dei 27, tanto che nel Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2020 ha deciso di sanzionare limitatamente individui e società turche responsabili delle trivellazioni non autorizzate nelle acque greche e cipriote. Già sottoposti a sanzioni il vice Presidente di Turkish Petroleum Corporation e il vice Direttore del dipartimento esplorazioni della società.

“Purtroppo — si legge nel comunicato congiunto prodotto al termine del Consiglio europeo — la Turchia si è resa responsabile di azioni unilaterali e provocazioni che hanno portato all’escalation della sua retorica contro l’Ue, i Paesi membri dell’Ue e i rappresentanti europei. Le attività provocatorie e unilaterali turche nel Mediterraneo orientale continuano ad avvenire anche nella Zona Economica Esclusiva di Cipro”.

Ciononostante, l’Unione europea rimarca chiaramente il proprio interesse nel gestire i rapporti con Ankara in maniera positiva per sviluppare una relazione che possa creare benefici ad entrambe le entità. “L’offerta per un’agenda positiva Ue-Turchia rimane sul tavolo”, purché la nazione anatolica “sia disposta alla promozione di una partnership genuina con l’Unione e gli Stati membri, risolvendo le divergenze attraverso il dialogo e rispettando il diritto internazionale”. Il messaggio è chiaro e riprende i valori dell’East Mediterranean Gas Forum: l’organizzazione è aperta a tutti i Paesi che si affacciano in quell’area di Mediterraneo.

La partecipazione al Forum di Egitto, Giordania e Autorità Palestinese insieme allo Stato d’Israele è l’ennesima riprova della forza della realpolitik sull’ideologia. Gli accordi di Abramo hanno definitivamente sdoganato le posizioni dei Paesi arabi e a maggioranza musulmana verso Tel Aviv, con Abu Dhabi che, oltre ad aver riconosciuto Israele e sottoscritto numerosi accordi commerciali, è divenuta nel mese di dicembre Stato osservatore dell’EMGF. Intanto, anche il Libano è intento a definire i confini marittimi con i vicini israeliani, passo fondamentale per la gestione pacifica delle risorse offshore e, forse, per l’allargamento del Forum a Beirut. “Le iniziative di dialogo e collaborazione sono sempre valevoli — sottolinea Todde — e avere un’interdipendenza a favore dei Paesi è estremamente positivo”.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di gennaio/febbraio di eastwest.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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