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Melingo, il vagabondo del Tango


E' un personaggio magnetico e affascinante, Daniel Melingo. E' nato a Buenos Aires nel 1957 ed è cresciuto con la musica attorno a sé, con un patrigno che era il manager di un grande tanguero come Edmundo Rivero. Un attorno presto assecondato, imparando a suonare diversi strumenti e finendo a collaborare, ancora molto giovane, con il cantante brasiliano Milton Nascimento.

E’ un personaggio magnetico e affascinante, Daniel Melingo. E’ nato a Buenos Aires nel 1957 ed è cresciuto con la musica attorno a sé, con un patrigno che era il manager di un grande tanguero come Edmundo Rivero. Un attorno presto assecondato, imparando a suonare diversi strumenti e finendo a collaborare, ancora molto giovane, con il cantante brasiliano Milton Nascimento.

La sua prima vita musicale si è poi sviluppata seguendo le strade del rock, sia come chitarrista che come sassofonista, ad esempio incrociando un altro rocker poi passato alla canzone d’autore come Andrés Calamaro, con cui ha suonato nei Los Abuelos de la Nada. Infatti è come solista che, ormai raggiunta la maturità, ha ottenuto anche il successo. Come solista e come interprete di quel linguaggio tipicamente argentino, ma anche universale, che è il tango.

“L’uomo che ha reso cool il tango”, ha scritto qualcuno di lui, o “il Tom Waits della milonga”, facendo riferimento al timbro vocale di carta vetrata, scuro, ruvido, sensuale. Il paragone tra Daniel Melingo e il nordamericano Waits regge anche per la passione, cresciuta soprattutto recentemente, per la recitazione e il cinema in particolare, che lo ha portato a diventare un interprete molto ricercato nella vivace produzione cinematografica argentina e uruguayana.

Daniel Melingo è ora soprattutto artefice di quello che probabilmente è il suo disco più bello, intitolato “Linyera” e pubblicato qualche settimana fa. E’ un disco che fin dalle prime note accompagna l’ascoltatore per le strade di Buenos Aires, al seguito di un particolare Virgilio che ci viene presentato nella canzone di apertura, appunto “La canción del Linyera”.

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