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Messa al bando della carne? Allora adesso bandite anche la verdura

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Nella prima metà di settembre, in occasione della festa jainista Paryushan – che, per i fedeli jainisti, prevede lo sciopero della fame – l’amministrazione  locale della città di Mumbai per la prima volta nella storia ha disposto una messa al bando totale di macellazione e vendita di carne in tutta la città, per sette giorni. La decisione è la manifestazione dell’aria che tira nella capitale economica indiana e in buona parte del paese, effetto dell’ascesa di una destra induista pronta a imporre la propria linea culturale sulle minoranze del paese.Ora, a pochi giorni da Bakr-Eid, la festività della macellazione per i fedeli musulmani, un comico di Bangalore ha proposto di bandire per un giorno intero il commercio di verdura nella città, facendo il verso alle argomentazioni portate dall’amministrazione induista di Mumbai pochi giorni prima.

 

Falah Faisal, comico e regista di Bangalore (qui il suo account Twitter), da alcuni giorni ha aperto una petizione sul portale Change.org a sostegno dell’iniziativa, titolata “Al bando la verdura per Bakr-Eid il 25 settembre”.

Nella petizione, indirizzata al governo federale indiano e a quello locale dello stato del Karnataka, si legge: «Alla luce del bando della carne imposto per varie ragioni su tutti noi, credo che sia giusto, per noi minoranze, dire la nostra. In qualità di musulmano, vorrei sostenere la necessità di una messa al bando delle verdure in tutto il paese in occasione del Bakr-Eid (25 settembre 2015). Perché anche le verdure hanno un cuore

Più avanti, Faisal ha cura di rassicurare i vegetariani, ricordando che il digiuno fa molto bene alla salute e se un giorno intero senza verdure può spaventare, i vegetariani indiani non devono temere: i musulmani digiunano un mese all’anno, ogni anno, e ce la fanno senza molti problemi.

La provocazione di Faisal, che sta avendo una diffusione notevole sui social network sotto l’hashtag #VeggieBan, si inserisce nella serie di stoccate satiriche che i comici indiani indirizzano contro il governo, come in passato successe per il blocco ai siti porno in rete o sulla questione delle violenze sessuali in India.

Il sottotesto però è serissimo, e ci dà l’occasione di analizzare una peculiarità della forma democratica indiana. Prendendo atto della composizione estremamente variegata della società indiana – tra religioni ed etnie – la posizione del governo indiano è stata, spesso, quella di tutelare “in egual misura” la sensibilità di ogni gruppo, di volta in volta. Come nella messa al bando della carne a Mumbai, il punto è stato proteggere la sensibilità degli osservanti del digiuno di carne, imponendo un digiuno forzato anche a tutti coloro che della festa jainista non se ne curavano.

Lo stesso ragionamento viene applicato per giustificare misure restrittive della libertà personale (il porno online) o della libertà d’espressione (i dipinti di M.F. Husain, la pubblicazione de I Versi Satanici di Salman Rushdie, in passato), dando il primato alla tutela della sensibilità di una parte al posto di spingere per una vera laicità di tutti: io sono jainista e oggi non mangio carne; tu sei musulmano, oggi fai un po’ quel che ti pare.

Per ora ci si ride, ma prima o poi sarà un problema da affrontare con serietà, si spera.

@majunteo

 

 

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