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Contro i dazi di Trump, l’Europa gioca la carta messicana

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Il nuovo accordo tra Ue e Messico libererà dai dazi quasi tutti i beni. Una mossa anche politica che aiuta Macron e Merkel in visita negli Usa a negoziare l’esonero da quelli di Trump. E impedire che le tensioni commerciali possano intaccare la partnership strategica transatlantica

Sabato scorso Bruxelles e Città del Messico hanno celebrato con entusiasmo il successo dei negoziati per l’aggiornamento del trattato di libero scambio tra Unione europea e Messico, entrato inizialmente in vigore nel 2000.

Il nuovo accordo – per il momento solo di principio: mancano piccoli dettagli tecnici che verranno sistemati entro la fine dell’anno – coprirà molti più settori rispetto alla sua versione originale, e libererà dai dazi quasi ogni tipo di beni: i prodotti agricoli, fa sapere la Commissione europea, saranno quelli che ne trarranno più vantaggio, grazie ad esempio all’eliminazione delle tariffe del 20% su formaggi e pasta.

Dal 2000 ad oggi l’interscambio tra Europa e Messico è cresciuto del 148%, e nel 2017 le esportazioni europee hanno sfiorato i 48 miliardi. «Oggi sono molto contenta», ha detto sabato la commissaria europea per il commercio Cecilia Malmström per annunciare la conclusione delle trattative tra i due Paesi, iniziate nel 2016. Ma i funzionari di Bruxelles esultano per motivi che vanno oltre i mutui benefici commerciali: in un momento come questo, la chiusura di un vasto accordo di libero scambio rappresenta per l’Europa una vittoria anche politica, e un’ottima carta simbolica da potersi giocare con Donald Trump.

Il 23 marzo sono entrati in vigore i dazi sull’acciaio (25%) e sull’alluminio (10%) voluti dal presidente americano, che ha però momentaneamente escluso alcuni alleati strategici, tra cui Messico, Canada ed Unione europea. L’esenzione scadrà il prossimo 1 maggio, e non è chiaro cosa accadrà subito dopo. Il rischio è quello di un’altra “guerra commerciale” speculare a quella cinese, o comunque di nuove tensioni.

L’Unione europea ha detto diverse volte di volere dagli Stati Uniti un esonero «incondizionato e permanente» dai dazi, pena la messa in atto di ritorsioni. È già stata diffusa una fitta lista, di dieci pagine, contenente i prodotti americani che Bruxelles ha intenzione di tassare in risposta alla eventuale decisione di Trump.

La contro-offensiva europea dovrebbe grossomodo pareggiare il valore delle tariffe sulle esportazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti, circa 2,8 miliardi di euro nel 2017. A questo punto però Washington potrebbe reagire – come già anticipato da Trump – con ulteriori dazi, stavolta sulle importazioni di automobili di origine europea. E così via.

Ad estinguere un’escalation di questo tipo, prima ancora del suo inizio, potrebbero pensarci le visite di Emmanuel Macron ed Angela Merkel a Washington questa settimana. Cecilia Malmström ha espressamente dichiarato che i viaggi (separati) dei due leader europei negli Stati Uniti serviranno non soltanto a trovare un’intesa atlantica su Iran, Siria e Corea del Nord: il presidente e la cancelliera discuteranno con Trump anche di commercio, e dovranno convincerlo ad esentare permanentemente l’Unione dai dazi. Altrimenti – e su questo punto Bruxelles non mostra ripensamenti – le reazioni saranno dure, e non verranno intaccati soltanto i legami economici ma anche la più generale partnership strategica.

L’accordo con il Messico giunge quindi con un tempismo tutt’altro che casuale. Permetterà infatti, forse più a Merkel che a Macron – rappresentanti dei loro Paesi, ma anche emissari di Bruxelles –, di esibire un nuovo successo bilaterale e dimostrare che l’Europa è in grado di camminare anche senza gli Stati Uniti: ha del resto già stretto importanti legami commerciali con alcuni dei più importanti alleati di Washington (Canada, Giappone e per l’appunto Messico), e sta negoziando un trattato con quattro Paesi del Mercosur latinoamericano (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).

Trovare un significato politico alla buona riuscita dei negoziati con il Messico non è speculazione. Tutte le dichiarazioni dei rappresentanti europei su questo tema contenevano infatti sempre delle allusioni, più o meno velate, alle politiche di Trump. Malmström ha dichiarato che l’accordo rappresenta «un potente segnale al mondo intero», insistendo sulla «crescita del protezionismo in alcune parti del mondo».

All’apertura della fiera di Hannover, alla presenza tutt’altro che fortuita del presidente messicano Enrique Peña Nieto, Angela Merkel ha commentato positivamente l’intesa commerciale con il Messico e ha detto di credere che «la cooperazione multilaterale sia un valore aggiunto per tutti, per questo siamo favorevoli ad un commercio globale che sia il più libero possibile».

Bloomberg per primo aveva riportato le intenzioni dei negoziatori di concludere le trattative in tempo per poter annunciare il raggiungimento dell’accordo Europa-Messico proprio alla fiera industriale in Germania.

L’indipendenza europea da Washington è però fondamentalmente più un bluff strategico che una realtà: Bruxelles non possiede un indirizzo di politica estera chiaro né univoco, e gli Stati Uniti – nonostante i fitti scambi interni all’Unione – sono il suo primo partner commerciale. Ma questo non significa che le cose non possano cambiare. O che l’Europa e gli altri partner statunitensi non possano decidere di procurarsi delle alternative, accantonando almeno parzialmente gli States.

In realtà, è esattamente quello che stanno facendo, e ad incentivarli è stata proprio la chiusura americana. L’esempio più evidente è proprio il Messico, partner cruciale degli Stati Uniti ma da questi eccessivamente dipendente dal punto di vista economico. Nel suo schema di diversificazione commerciale, utile per calmierare i danni di una possibile fine del Nafta (l’Accordo di libero scambio dell’America del Nord), il Messico ha partecipato alla rifondazione della Tpp nel Pacifico, ha aumentato di parecchio le importazioni dal Brasile per smarcarsi da Washington e si sta avvicinando al Mercosur.

L’aggiornamento del trattato con l’Unione europea gli permetterà infine di accedere liberamente ad un mercato “avanzato” e simile a quello statunitense.

Donald Trump – nota argutamente il Wall Street Journal – dice che il suo approccio America First gli permetterà di negoziare trattati commerciali più favorevoli per gli americani. Ma tutti gli accordi che ha incoraggiato finora non includono gli Stati Uniti.

@marcodellaguzzo

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