Mi chiamo Kurdistan, il documentario


"Mi chiamo Kurdistan" è il frutto di un viaggio che ha coperto tre delle quattro regioni del Kurdistan. Il primo incontro che ho avuto e è stato quello anche il più complicato da organizzare: con i guerriglieri del Pkk (partito curdo dei lavoratori).

“Mi chiamo Kurdistan” è il frutto di un viaggio che ha coperto tre delle quattro regioni del Kurdistan. Il primo incontro che ho avuto e è stato quello anche il più complicato da organizzare: con i guerriglieri del Pkk (partito curdo dei lavoratori).

 

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Presidiano Qandil, nel nord dell’Iraq, luogo dei loro combattimenti. Il documentario qui può raccontare le considerazioni personali e le visioni politiche di chi ha combattuto contro l’esercito turco, ma anche pareri strategici sulla crisi dei negoziati che avevano contemplato un cessate il fuoco con Ankara.

I chilometri percorsi da “Mi chiamo Kurdistan” restano nel sud del Kurdistan, appunto nord Iraq, ma uscendo dai nomi in codice e dai posti di blocco da aggirare per incontrare la guerriglia. Lo scenario diventa quello della guerra civile siriana, tramite i profughi, gli spaventati, i diseredati dalla vita nel proprio Paese.

Interviste ed immagini descrivono i campi profughi per siriani, moltissimi di loro curdi, e la politica della regione autonoma curda irachena, che è l’unica a poter godere di un riconoscimento amministrativo, con tanto di Parlamento. In questa zona le infiltrazioni dell’ISIS (Islamic State of Iraq and Sham) stanno minando la stabilità dell’area, che derivava in particolar modo dalle grosse risorse economiche e da un controllo militare dell’esercito curdo iracheno (peshmerga).

Il documentario si ritrova poi lungo il confine turco siriano, nella città simbolo della divisione coloniale subìta dai curdi: Nusaybin/Qamishlo. Curdi della città presente in Turchia (Nusaybin) vogliosi di aiutare il proprio popolo che invece si trova nei confini siriani (Qamishlo), alle prese con un’autorganizzazione delle proprie strutture, ma comunque all’interno di uno scenario di guerra, fatto di attacchi ed intimidazioni. Aiuti impediti dalla recente costruzione di un muro che divide le due città.

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