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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Israele: Pompeo in missione in Medio Oriente

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Mike Pompeo è in visita in Israele per supportare le relazioni di Tel Aviv con gli altri Stati. Forse una carta vincente per Trump, in calo nei sondaggi

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una conferenza stampa dopo un incontro a Gerusalemme, 24 agosto 2020. Debbie Hill/Pool via REUTERS

L’accordo sottoscritto nel mese di agosto e ribattezzato “Abraham Accords”, che normalizza i rapporti tra Israele e Emirati Arabi Uniti, ha avuto un effetto domino su numerose realtà del Vicino e Medio Oriente, tra nazioni interessate e altre del tutto contrarie. La nuova missione di Mike Pompeo, da ieri in visita in Israele e poi in Sudan, Bahrain e Uae, ha l’obiettivo di cogliere l’attimo positivo nelle relazioni tra Tel Aviv e altri Stati a maggioranza musulmana. Una situazione favorevole che potrebbe rivelarsi una carta vincente per l’amministrazione guidata dal Presidente Donald Trump, in calo nei sondaggi e in procinto d’aprire la convention repubblicana in vista delle elezioni di novembre.

Il programma della visita

La visita del Segretario di Stato è finalizzata “alla discussione delle questioni di sicurezza relative alla pericolosa influenza dell’Iran, per rafforzare la relationship di Israele nella regione, così come relativamente alla protezione delle economia israeliana e statunitense”, ha spiegato la portavoce del Department of State Morgan Ortagus. L’importante viaggio di Pompeo gli permetterà d’incontrare in Sudan il Primo Ministro Abdalla Hamdok e il Capo del Consiglio Sovrano, Generale Abdel Fattah el-Burhan; in seguito, l’esponente repubblicano si recherà a Manama, in Bahrain, dove vedrà il Principe Salman bin Hamad Al Khalifa. Per ultimo, Pompeo volerà negli Emirati: è lì che chiuderà il cerchio del recente successo diplomatico incontrando Abdullah bin Zayed Al Nahyan, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Pompeo con Netanyahu e Gantz

Con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il Segretario di Stato ha ribadito l’impegno statunitense alla protezione d’Israele e, in particolare, a garantire il Qualitative Military Edge, politica di Washington verso Tel Aviv che prevede i migliori standard tecnologici e tattici per l’esercito del Paese ebraico. In questo modo, Israele risulterebbe avvantaggiata sull’equipaggiamento rispetto agli avversari, oggi su tutti l’Iran. Teheran è stato il centro focale della discussione di Pompeo, prima con Bibi e poi con il Ministro della Difesa Benny Gantz, che ha affermato: “Israele continuerà a seguire, insieme agli Usa, una linea intransigente verso l’Iran, che continua a sviluppare armi nucleari e milizie armate in tutto il Medio Oriente”.

Kushner e gli F-35

L’apertura verso gli Emirati ha avuto ulteriori sviluppi, in particolare per Washington, che starebbe segretamente trattando per la vendita degli F-35 ad Abu Dhabi. Dietro il progetto, il Senior Adviser di Trump Jared Kushner, che avrebbe bypassato le agenzie governative e i comitati del Congresso che normalmente sono coinvolti nella valutazione di queste decisioni. La scorsa settimana Anwar Gargash, il Ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati, ha dichiarato che il crescente pericolo per la sua nazione passa da una difesa efficace, possibile proprio attraverso l’acquisto degli F-35. D’altro canto, l’esponente emiratino ha negato connessioni tra l’accordo sulla vendita degli aerei militari con Washington e la normalizzazione dei rapporti con Israele.

Israele, nuova crisi di Governo?

È stato decisivo il ruolo degli Stati Uniti nella firma del deal Israele-Emirati. Benjamin Netanyahu ha così potuto ottenere visibilità in un momento storico cruciale per Tel Aviv, adombrando il ruolo del partner di Governo Gantz, già a capo dell’Israeli Defence Forces, ora alla guida del partito Kahol Lavan. Ciononostante, l’esecutivo traballa: l’approvazione del bilancio — passaggio delicato per la sconnessa maggioranza — è a rischio, con le contraddizioni interne alla coalizione che si fanno sentire tutte. Le proteste di piazza vanno avanti da mesi e spingono per le dimissioni di Netanyahu viste le accuse penali di corruzione e politiche di distruzione della democrazia israeliana. I manifestanti chiedono giustizia su più fronti: rigettano le politiche divisive del Primo Ministro, solidarizzano con i cittadini arabi israeliani, chiedono la fine dell’occupazione.

@melonimatteo

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