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GOSSIP INTERNAZIONALE

Spy story in Libia

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Due miliziani libici scomparsi. Sembra di essere ritornati all’epoca Gheddafi e al patto col diavolo

Sembra di essere ripiombati, tutto d’un tratto, in pieni anni ‘70 con la storia (ancora da chiarire) dei due miliziani libici scomparsi – o forse rapiti – a Milano nei giorni scorsi dopo avere aggredito un connazionale che si trovava nel capoluogo lombardo per curarsi in base a un accordo bilaterale tra l’ambasciata libica presso la Santa Sede e l’Ospedale San Raffaele.

Tutto ha inizio nella notte di mercoledì 15 gennaio quando un cittadino libico si presenta al pronto soccorso del San Raffaele con ferite da taglio. Alla polizia racconta di essere stato aggredito da due suoi connazionali all’interno dell’hotel Rafael dove, in base all’accordo Libia-San Raffaele, vengono ospitati a carico del Governo di Tripoli i pazienti libici in attesa di accertamenti, come era appunto l’aggredito. Motivo della lite e dell’accoltellamento – racconta l’interessato agli agenti – futili ragioni, pochi euro contesi che hanno scatenato la furia dei due aggressori. Ma gli inquirenti approfondiscono le indagini e cercano di capire meglio la dinamica, recandosi presso la struttura alberghiera. Qui individuano i due aggressori e perquisiscono le loro camere. All’interno di una viene rinvenuta una polvere bianca che farebbe pensare a sostanze stupefacenti ma che si rivela poi semplice farina. Nel frattempo, gli agenti rilevano che al pronto soccorso, dove il ferito viene ricoverato, si assiste a un via vai continuo di persone legate al consolato libico, segno dunque che aggressori ed aggredito forse non erano semplici civili assistiti ma forse militari o miliziani di opposte fazioni.

Per non sbagliare, la polizia informa subito il capo del pool Antiterrorismo della Procura di Milano, Alberto Nobili. Quest’ultimo apre un fascicolo, programmando per il giorno successivo un interrogatorio ai due presunti aggressori. Ma quando tornano al Rafael per la notifica dell’interrogatorio i due sono scomparsi nel nulla. Nessuno sa dire dove siano e anche i successivi accertamenti non danno esito positivo. L’ipotesi che si fa più concreta è che i due aggressori siano stati prelevati nella notte stessa e fatti rientrare rapidamente in Libia.

Il capo del pool antiterrorismo avrebbe “attenzionato” l’attività dei servizi libici e delle milizie vicine al Governo di accordo nazionale presieduto da Fayez Al Serraj. Il prossimo passo di Nobili sarà quello di interrogare il console libico, i medici del San Raffaele e le persone coinvolte nell’inchiesta. Si sospetta infatti un aiuto concreto del Consolato per fare espatriare prima con un’auto fino a Roma e poi in aereo i due libici indagati per lesioni aggravate e porto di coltello. Le indagini dovranno chiarire perché i due uomini indagati per lesioni, che dovevano rimanere a disposizione della giustizia italiana, siano stati riportati in Libia. La vicenda è stata definita “ambigua” dagli inquirenti e richiama alla memoria un caso analogo verificatosi un paio di anni fa quando due miliziani dell’esercito di Haftar ricoverati presso l’ospedale militare del Celio a Roma aggredirono due carabinieri e cercarono di fuggire.

Insomma, l’Italia torna a essere, dopo molti anni, una zona franca, teatro di possibili regolamenti di conti tra soggetti appartenenti a opposte fazioni libiche. Oltre quaranta anni fa i rapporti di buon vicinato tra Italia e Libia erano in qualche modo garantiti anche da quella sorta di “patto col diavolo”, confezionato dai Governi guidati da Aldo Moro, in base al quale il regime di Gheddafi poteva condurre in porto nel nostro Paese regolamenti di conti liquidando oppositori al regime in esilio, contando sul fatto che avrebbero potuto agire indisturbatamente, sicuri che le autorità italiane e i nostri servizi si sarebbero voltati dall’altra parte. Una libertà di azione concessa anche a organizzazioni, come il Fronte di liberazione palestinese, che usavano il nostro Paese come corridoio tra le due sponde del Mediterraneo per il trasporto di armi ed esplosivi ma a patto di escludere qualunque obiettivo in Italia per le loro azioni terroristiche.

@pelosigerardo

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