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Modi: «Chi aiuta i terroristi non sarà risparmiato»

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Per le celebrazioni di Dhussera, tra le festività hindu più importanti dell’anno, Narendra Modi ha presenziato a un evento organizzato dal Bjp a Lucknow, in Uttar Pradesh, dove nei primi mesi del 2017 si terranno delle importanti elezioni locali. Il primo ministro, senza mai nominare il Pakistan, ha riaffermato la determinazione del paese nella lotta al terrorismo, lasciandosi andare a classici riferimenti all’epica indiana che, proprio in Uttar Pradesh, potrebbero avere una valenza minacciosa.

Martedì 11 ottobre il primo ministro indiano Narendra Modi ha presenziato a Lucknow, Uttar Pradesh, alle celebrazioni di Ramlila, variante molto popolare nell’India settentrionale della festa di Dhussera: il giorno, nella versione tradizionale, segna la fine di Durgapuja e ricorda l’uccisione del demone Mahishasura da parte della dea Durga. In diverse parti dell’India settentrionale, compreso l’Uttar Pradesh, la parabola della vittoria del bene sul male viene declinata secondo la mitologia del Ramayana, poema epico che ruota attorno allo scontro tra il divino e giusto re Ram e il demone Ravana, che attirò l’ira del monarca rapendo la moglie Sita. Le festività di Dhussera diventano quindi Ramlila, la vittoria di Ram sul demone Ravana. (Questo excursus mitologico sembra gratuito ma non lo è).

Dal palco di Lucknow tutti si aspettavano una dichiarazione di Modi rispetto ai recenti «attacchi mirati» oltre la Linea di controllo (Loc) condotti dalle forze speciali indiane. Riferimento che Modi ha evitato, preferendo un discorso ad ampio spettro sul terrorismo senza mai nominare il Pakistan, ma ammonendo: «Chi aiuta i terroristi non sarà risparmiato».

In una serie di paralleli storico-mitologici cari alla destra indiana, Modi – nella foto in alto immortalato mentre impugna la mazza di Hanuman, dio-scimmia dalla forza leggendaria che nel Ramayana aiuta Ram a sconfiggere Ravana – ha esortato tutti gli indiani a rimanere vigili e a lottare i tanti «Ravana» che minacciano la pace e la prosperità del paese, dal terrorismo alle malattie, dall’aborto selettivo alla povertà.

I media indiani notano come, dall’attacco oltre la Loc, Modi in persona non abbia mai fatto alcun riferimento diretto alla questione, lasciando che fossero altri a soffiare sul fuoco del nazionalismo tanto che, ad esempio, il Ramlila di Lucknow pare sia stato pubblicizzato annunciando la presenza sul palco dei «vendicatori di Uri», con foto di Modi e del ministro degli interni Rajnath Singh.

La scelta di presenziare alle celebrazioni di Ramlila proprio a Lucknow, secondo i detrattori di Modi, non è casuale. Tra pochi mesi proprio in Uttar Pradesh – lo stato più popoloso della repubblica indiana – si terranno le elezioni amministrative locali, storicamente condotte in un contesto incendiario di tensioni intercomunitarie tra hindu, dalit e musulmani.

Gli scontri intercomunitari in Uttar Pradesh sono stati sempre sobillati dalle sigle dell’ultradestra hindu che, utilizzando il discrimine religioso per attaccare la minoranza musulmana, ha con successo polarizzato l’elettorato locale spostandolo verso la destra del Bjp. I fatti di Muzzaffarnagar e di Ayodhya, entrambe proprio in Uttar Pradesh, dovrebbero ricordare a tutti il rischio – da pagarsi in vite umane – che si corre usando la religione in politica come giustificazione dell’odio intercomunitario, eppure lo stesso Modi, all’inizio e alla fine del proprio intervento al Ramlila, ha esordito col motto «Jai shri Ram» (viva Ram) al posto di «Jai Hind» (Viva l’India): una modifica forse dovuta, vista la ricorrenza, ma che in uno stato dove negli ultimi anni «nel nome di Ram» sono morte migliaia di persone contiene un messaggio minaccioso implicito che non fa presagire nulla di buono per i mesi a venire.

@majunteo

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