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Monastero Decani: la mediazione italiana realizza il sogno di Biden

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Raggiunta l’intesa sulla strada della discordia che dal Monastero Decani porta in Montenegro, grazie alla mediazione dell’Ambasciata italiana e con il supporto della Kfor

Monastero Decani

Credits: Gerardo Pelosi

È da sempre una piccola preziosissima isola ortodossa nel mare musulmano del Kosovo, una Fort Apache di monaci silenziosi ma coriacei che ha affascinato nel corso degli anni uomini di cultura e politici come Massimo Cacciari, Vittorio Sgarbi, lo stesso Presidente emerito Francesco Cossiga. Chi attraversa il portone di legno del monastero medioevale di Visoki Dečani – costruito nel 1335 e patrimonio Unesco, adagiato nella valle del fiume Bistrica Decanska, sotto la catena montuosa di Prokletije – si accosta a una religiosità antica e struggente, amplificata dai canti rituali e dall’odore penetrante dell’incenso. Candele sempre accese incoronano la cappella di San Nicola, nel sarcofago le spoglie di Sant’Elena serba, sorella del santo re Stefano di Dečani, imperatrice bulgara e poi monaca. Lì si compie il rito settimanale del bacio dei fedeli sul sarcofago all’ombra degli affreschi che ricoprono le mura interne della Chiesa del Cristo pantocratore come quelli che raffigurano Gesù con in mano una grande spada (la lama che taglia i peccati del mondo).

Le ultime granate musulmane si sono infrante sulle sue mura ancora nel 2014, a guerra del Kosovo già conclusa, ma segni di violenza e intolleranza sono proseguiti anche dopo, nonostante il blindato dei soldati italiani stazioni ormai da anni davanti all’ingresso a protezione della comunità ortodossa. Restano ferme nella memoria le immagini degli alpini italiani che aprono un varco nella neve per portare acqua e viveri ai monaci assediati di Decani durante la guerra del Kosovo. Una protezione antica che risale già alla Seconda guerra mondiale, quando i soldati del Regio Esercito presidiavano la chiesa contro i balisti albanesi.

In quegli anni nacque un rapporto solido e stretto tra i monaci che abitano a Dečani e il nostro Paese. Rapporto di cui si è sentito custode l’ultimo comandante italiano della Kfor (Kosovo Force) della Nato, il generale degli alpini Michele Risi che, insieme all’ambasciatore italiano a Pristina, Nicola Orlando, è riuscito in un’impresa quasi impossibile. Far concludere un’intesa tra le autorità centrali kosovare, la municipalità di Dečani e le autorità religiose ortodosse dell’abbazia per superare il nodo della strada che da Dečani porta in Montenegro.

Intesa tutt’altro che scontata se si pensa che ancora nell’agosto scorso si era verificato un incidente che rischiava di degenerare quando erano cominciati dei lavori sulla piccola strada di fronte al monastero interpretato dall’abate Sava come gesto altamente provocatorio. La stessa Kfor era dovuta intervenire con propri uomini per riportare la calma e garantire la stabilità dell’area. Alla fine, il generale Risi e l’ambasciatore Orlando sono riusciti a far dialogare le parti garantendo alla municipalità di Dečani lo sviluppo economico della zona e preservando la tranquillità del sito religioso.

Credits: Gerardo Pelosi

La piccola strada davanti al monastero non verrà toccata. Per i collegamenti con il Montenegro verrà realizzato un bypass, una sorta di circonvallazione lontana dal monastero per il traffico internazionale di mezzi pesanti mentre dall’altra parte del fiume Bistrica verrà realizzata una strada per i frontalieri e il traffico locale. “Abbiamo saputo utilizzare al meglio il patrimonio di fiducia che ci siamo conquistati dal ’99 a oggi guidando il contingente Nato della Kfor. – dice l’ambasciatore Orlando – Abbiamo trovato un meccanismo che consenta di far partire contemporaneamente i lavori delle due strade con fasi di avanzamento ben precise e un lavoro di monitoraggio costante garantito dalla Kfor; una garanzia ulteriore sarà lo studio di fattibilità realizzato dall’Unione europea”.

L’intesa è stata salutata con soddisfazione dalla missione Ue, dall’ambasciatore statunitense e dall’Imc (Implementation and Monitoring Council). Ovviamente soddisfatti l’abate Sava e la Ministra degli Esteri del Kosovo, Meliza Haradinaj-Stublla. In un’audizione via streaming con il Parlamento, il generale Risi (da poco rientrato in Italia) ha ricordato che “la diatriba della strada di Dečani ha rischiato di innescare nuove tensioni e, allo scopo di rasserenare il clima e favorire un accordo duraturo il contingente Kfor, ha appoggiato gli sforzi diplomatici dell’ambasciatore italiano. Noi abbiamo svolto un ruolo di garanzia che ha agevolato la prima intesa mai raggiunta finora tra lke aprtoi; io personalmente ho fatto la spola tra le parti operando in sinergia con il capo della missione diplomatica”.

Ma c’è di più: l’intesa di cui Orlando e Risi sono stati “facilitatori” ha di fatto concretizzato ad anni di distanza quello che era un desiderio del nuovo Presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden. Nel 2001 Biden, allora senatore Usa insieme al figlio Beau, visitò il Kosovo e Dečani. Di ritorno a Washington scrisse a quello che era all’epoca un capo dell’Uck albanese Ramush Haradinaj, poi divenuto Primo Ministro per chiedere che il monastero di Dečani venisse protetto. Era un momento, quello, in cui decine di chiese ortodosse della regione venivano date alle fiamme. Biden scrisse ad Haradinaj: “I know that you have particularly great influence in the Dečani region, and I would regard it as a personal favor if you would do all you can to guarantee the safety of the Visoki Decani Monastery and its monks”. Ma si sa anche che Biden si spese personalmente perché la strada davanti al monastero non fosse toccata ma si trovasse una soluzione alternative d’intesa con i monaci.

@pelosigerardo

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